Ma cos’è la mandragora (o mandragola)? È una pianta diffusa in tutta l’area del Mediterraneo e appartiene alla famiglia delle Solanaceae, con piccoli fiorellini blu e foglie dal colore verde intenso, così come l’arbusto, che la fa somigliare molto agli spinaci. La mandragora, a un occhio non esperto, può sembrare spinaci, bietola selvatica e borragine. La mandragola autunnale, inoltre, presenta un grado maggiore di tossicità rispetto alle altre mandragole.
La sua radice ha una biforcazione che ne dà una forma quasi antropomorfa (maschile e femminile), motivo per cui in passato si riteneva che avesse proprietà anestetiche, analgesiche e afrodisiache. È l’intera pianta a essere potenzialmente pericolosa per la presenza di sostanze allucinogene: contiene infatti alcaloidi come scopolamina, atropine e ioscina. Si tratta di una pianta nota fin dai tempi antichi, tanto da essere citata nella Bibbia mentre nel mondo greco-romano era associata a Ecate. Tante le leggende nate nel Medioevo, in particolare si credeva che, per la sua forma antropomorfa, urlasse quando veniva estratta dal terreno, motivo per cui ci si doveva tappare le orecchie quando la si raccoglieva.
Dopo aver ingerito questa pianta, potrebbero presentarsi uno o più dei seguenti sintomi: secchezza delle fauci, visione offuscata e midriasi, aumento della temperatura corporea, difficoltà di minzione, sonnolenza, tachicardia, vertigini, mal di testa, delirio e allucinazioni. La terapia da somministrare in emergenza è la fisostigmina per via endovenosa, terapia da effettuare in ospedale.

