Nel novembre 2019, un'imponente inondazione ha sommerso la città con quasi due metri d'acqua e venti abbastanza forti da staccare via le tegole di piombo dalla Basilica di San Marco

(LaPresse) Con l’arrivo dell’autunno, Venezia è entrata nella stagione delle acque alte: un fenomeno regolare e passeggero con cui gli abitanti della Laguna convivono ormai da sempre, ma che negli ultimi anni si è intensificato per via del cambiamento climatico. Basti pensare che nel 2021 piazza San Marco è stata ricoperta d’acqua cinque volte durante il solo mese di agosto, un periodo dell’anno di norma poco interessato dalle acque alte. “E’ un fenomeno che sta aumentando sempre di più e che blocca le attività di cui la città vive, come artigianato e turismo. Ma se manca il turismo Venezia muore”, spiega la titolare di un bar del centro. Nel novembre 2019, un’imponente inondazione ha sommerso la città con quasi due metri d’acqua e venti abbastanza forti da staccare via le tegole di piombo dalla Basilica di San Marco. Seguirono altre due maree, con un innalzamento dell’acqua di 1,5 metri sopra il livello del mare. In risposta a questi eventi, il governo decise di accelerare i lavori di costruzione del MOSE, la cui efficacia è ancora oggetto di dibattito tra gli esperti.

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