Controtendenza nei primi nove mesi di quest'anno rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso con un aumento del 7,3% e con 88 donne uccise, a fronte di 82 del 2019

Ottantotto vittime da inizio anno e una violenza senza fine che entra in migliaia di case ogni giorno. I numeri di femminicidi e maltrattamenti sulle donne forse non dicono tutto, ma raccontano molto di quanto il Paese debba ancora crescere in cultura e rispetto.

Un viaggio ancora lungo da percorrere quello della lotta alla violenza contro le donne, che il presidente Sergio Mattarella definisce senza mezzi termini ’emergenza pubblica’: “La violenza di genere non si esprime solo con l’aggressione fisica, ma include le vessazioni psicologiche, i ricatti economici, le minacce, le varie forme di violenza sessuale, le persecuzioni e può sfociare finanche nel femminicidio – dice il capo dello Stato -. Alla base di tutte queste forme di violenza vi è l’idea dissennata e inaccettabile che il rapporto tra uomini e donne non debba essere basato su di un reciproco riconoscimento di parità”.

Se i femminicidi hanno visto un calo nel 2019 (111) rispetto al 2018 (141), in linea con la diminuzione generale degli omicidi, una controtendenza si registra nei primi nove mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso con un aumento del 7,3% e con 88 donne uccise, a fronte di 82 del 2019.

“Le parole pesano e vanno usate con responsabilità – è il pensiero della presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati -. La violenza su una donna e il femminicidio vanno raccontati in tutta la loro crudezza. Non chiamatelo ‘estremo gesto d’amore’ o ‘amore malato’ perché questi crimini sono quanto di più lontano ci possa essere dall’amore”. “Qualunque tutela e normativa non saranno mai davvero efficaci se non verranno affiancate da un impegno altrettanto incisivo sul piano culturale – prosegue -. Le leggi non bastano se le menti non cambiano “.

Sulla stessa linea la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina che sottolinea: “La scuola è lo strumento più importante per vincere questa battaglia. Usiamo la cultura come arma gentile per invertire la tendenza di questi fenomeni”.

Nell’ultimo anno, le vittime in ambito familiare-affettivo sono passate da 68 a 77 (con un aumento del 13,2%), uccise in prevalenza da partner o ex partner (e solo per il 28% nel 2020 per mano di genitori o figli). I moventi più frequenti sono liti e gelosie, e spesso chi uccide lo fa in casa, con quelle che le forze dell’ordine chiamano ‘armi improprie’: coltelli, martelli, cacciavite, corde per strangolare e veleni.

Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte evidenzia come “le violenze spesso si consumino dentro casa, tra le mura amiche”. E nel cortile di Palazzo Chigi, la cui facciata è illuminata di rosso in ricordo delle vittime, ammette: “Lo Stato deve avere il coraggio di riconoscere i propri errori”, in riferimento alla vicenda di Marianna Manduca, la donna uccisa dal marito nel 2017 dopo che per 12 volte lo aveva denunciato senza che nessuno facesse nulla per fermare i maltrattamenti quotidiani che subiva.

Per questo lo Stato, annuncia il presidente del Consiglio, disporrà un accordo transattivo nei confronti dei tre orfani della donna.

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