Mafia, fiancheggiatori Messina Denaro comunicavano con i pizzini

Mafia, fiancheggiatori Messina Denaro comunicavano con i pizzini

Palermo, 3 ago. (LaPresse) – Associazione a delinquere di stampo mafioso e favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa per aver agevolato la latitanza del boss Matteo Messina Denaro. Sono queste le motivazioni che hanno condotto all’arresto di 11 persone nell’ambito della indagine Ermes. E’ quanto si legge nell’ordinanza di arresto delle nei confronti di 11 presunti favoreggiatori di Matteo Messina Denaro.

In manette sono finiti: Giovanni Loretta, 42 anni, Leonardo Agueci, 27 anni, Pietro Giambalvo 77 anni, Vincenzo Giambalvo 38 anni, Giovanni Scimonelli 48 anni, Vito Gondola 77 anni, Giovanni Mattarella 49 anni, Michele Terranova 45 anni, Sergio Giglio 46 anni, Michele Gucciardi 61 anni e Ugo Di Leonardo, 73 anni. Gondola, Gucciardi, Scimonelli, i due Giambalvo, padre e figlio, Giglio, Di Leonardo e Terranova tutti indagati per associazione mafiosa, Mattarella, Agueci e Loretta per favoreggiamento aggravato dalla modalità mafiosa, per aver agevolato la latitanza del boss.

Le indagini hanno consentito disarticolare la rete che supporta la latitanza del capomafia di Castelvetrano, sono una prosecuzione delle operazioni “Golem” ed “Eden” condotte dalla polizia e dai carabinieri e che hanno portato in cella favoreggiatori e familiari del boss.

Secondo gli investigatori gli arrestati comunicavano attraverso una rete di “pizzini”. Lo smistamento dei bigliettini, che venivano usati per trasmettere ai propri sodali le disposizioni e così esercitare azioni di comando, avveniva in due masserie nelle campagne di Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, di proprietà di due allevatori, arrestati, Vito Gondola e Michele Terranova. Biglietti che, secondo gli inquirenti, venivano smistati durante i summit, nascosti sotto terra e poi recuperati in seguito da persone fidate.

La trasmissione della riservata corrispondenza, per quanto emerso, avveniva con cadenza trimestrale in aperta campagna e con modalità dettate dallo stesso latitante che, evidentemente al fine di scongiurare ogni possibile tentativo da parte degli investigatori di risalire la filiera di trasmissione dei pizzini, aveva deciso di evitare più frequenti contatti con i suoi accoliti.

Inoltre sono stati documentati dagli investigatori gli interventi di Gondola per dirimere contrasti inerenti la spartizione dei guadagni provenienti dalla realizzazione del parco eolico denominato “Vento di Vino”, destinati anche al sostentamento del nucleo familiare dei Messina Denaro e dello stesso latitante.

Nello stesso contesto sono state eseguite 18 perquisizioni personali e domiciliari nei confronti di altri soggetti indagati a piede libero nell’ambito del medesimo procedimento penale.

Sono attualmente in corso verifiche di natura finanziaria presso alcuni istituti di credito svizzeri, dove si ritiene plausibile che alcuni indagati possano aver nascosto somme di denaro finalizzate al sostentamento economico del latitante.

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