Londra (Regno Unito), 7 ott. (LaPresse) – Migliaia di metri quadri di esposizioni e oltre 10mila visitatori. Sono i numeri del Vegfest che si è svolto sabato e domenica a Londra, una delle maggiori fiere d’Europa del vegano in tutte le vaste ramificazioni. Non solo hamberger di tofu, ma anche formaggi, torte alla panna, cioccolato al latte, gelati: tutto rigorosamente di origine vegetale. E ancora: cosmetici senza sperimentazione sugli animali, scarpe, stivali, borse, e persino repellenti naturali anti-insetti.
DUE VISIONI: ANIMALISTI CONTRO SALUTISTI. Un paradiso nel quale si scontrano due concezioni: c’è chi mangia vegano solo per non sentirsi responsabile della morte e dello sfruttamento degli animali e chi lo fa anche per i vantaggi per la salute. Due visioni opposte: gli appartenenti alla prima sono quelli che si aggirano con un hot dog di seitan con le cipolle fritte, il pane dolce di farina bianca e un fiume di ketchup e mostarda. Un tripudio di grassi, carboidrati e glutine di fronte al quale i salutisti inorridiscono. Questi ultimi invece sono quelli che si dedicano allo studio dell’uso delle farine integrali di cereali dai nomi esotici e alla produzione in casa del latte di soia.
LONDRA PARADISO DEI VEGANI. Non poteva che essere Londra la patria d’elezione di questo mondo. Se in Italia l’unica alternativa per i vegetariani è spesso il panino con pomodoro e mozzarella e i vegani finiscono in genere per restare a bocca asciutta, a Londra sembra che ormai quasi tutti i fast food abbiano preso atto dei cambiamenti alimentari di una buona fetta della popolazione. Un giro a Camden Town riserva molte sorprese: non solo accanto ai kebab compaiono ormai universalmente i falafel, ma spuntano paella vegetariana, gulasch ai broccoli e versioni alle verdure di piatti etiopici. E passeggiando capita di imbattersi in bar dedicati al vegano che propongono colazioni fatte di salsiccia vegana, tofu alla griglia, salse di legumi, gelati vegani e altre introvabili meraviglie.
IL MADE IN ITALY. Un mondo nel quale anche il made in Italy sta facendo sentire la sua voce. Curiosando tra gli stand del Vegfest infatti erano parecchi i prodotti del Bel Paese. Presente Isola Bìo, azienda del Polesine specializzata in latte di soia, riso, quinoa, acqua di cocco e succhi di frutta. “Non si tratta di prodotti buoni solo per i vegetariani – spiegano dallo stand della società che distribuisce il prodotto nel Regno Unito – ma anche per tutti gli intolleranti al latte”. Sul banchetto, accanto ai cartocci, il volantino (alleanza di solidarietà tra connazionali spontanea, nata sul momento) di Orzocoffee: azienda di diritto inglese che importa il caffè d’orzo dall’Italia e lo vende nel Regno Unito. “Abbiamo iniziato da meno di un anno – spiega una delle titolari – ma sta andando bene. Qui in Inghilterra è completamente sconosciuto il caffè d’orzo, stiamo provando a creare un nuovo mercato”. Orzocoffee aderisce a Slow Food UK, il ramo britannico dell’organizzazione di Carlin Petrini che oltremanica conta una ventina di gruppi di affiliazione.
LA RISPOSTA VEGANA ALLA SUPPRESSATA CALABRESE: IL MUSCOLO DI GRANO. Ma chi attira lunghe code di visitatori incuriositi è soprattutto il ‘muscolo di grano’. Si tratta di un impasto di seitan e legumi, dall’aspetto molto simile alla carne, con il quale si realizzano degli arrosti che ingannerebbero molti. Sorprendentemente, l’azienda è della provincia di Catanzaro. Nella patria della soppressata, mangiare qualcosa che assomiglia alla carne per chi non può farlo è un’esigenza forte. “Abbiamo iniziato a farlo in famiglia per noi – spiega uno dei titolari – aggiungendo al seitan, che in definitva poi è tutto glutine, le lenticchie. Così è diventato più gustoso e più ricco di proteine. Poi la cosa è piaciuta a parenti e amici, il giro si è allargato e adesso siamo qui”. A capo dell’azienda Enzo Marascio, uno che vegetariano è diventato per necessità. Affetto da ipertensione e diabete mellito, spiega: “All’inizio mangiavo legumi e altri prodotti della terra. Ero felicissimo perché già dopo qualche mese le mie condizioni miglioravano come mai prima. Ma, senza la carne, sembrava che a tavola mancasse qualcosa. Ho iniziato così a comprare prodotti vegetariani a base di soia, seitan, tofu e altro”. Finché un giorno, per errore, è nato il muscolo di grano: “Stavo avvicinandomi – racconta – all’impasto che avevo preparato per buttarlo via. L’avevo lasciato a riposo troppo tempo e pensavo che non fosse più buono. Alzo il panno con il quale l’avevo lasciato coperto e scopro che sulla superficie è visibile una striatura molto particolare. Una vera e propria muscolatura”. “Certo – aggiunge – ci sono voluti altri anni e tentativi finiti male. Ma oggi riesco a fare bistecche e affettati con gusto e consistenza tipici della carne. Non si tratta più di seitan, ma di qualcosa di migliore”.
CAMMINALEGGERO, LE SCARPE VEGANE. Altro forte degli italiani poi è l’abbigliamento: a tenere alta la bandiera è Camminaleggero, specializzata in prodotti realizzati con materie prime riciclate, biologiche e vegane. Fino a un anno fa si occupavano solo di energie rinnovabili e fotovoltaico. Ora, spiega l’amminsitratore unico della società, Paolo De Rosa, si fanno scarpe, magliette, borse. “Abbiamo negozi e Pisa e Firenze, ora siamo in apertura a Lucca. Le cose vanno bene in Italia e si inizia a vendere anche all’estero”. All’azienda si è unito Maurizio Mercati, artigiano specializzato nella produzione di borse con copertoni riciclati e con le borse del caffè. Mostra i suoi manufatti: robuste borse di plastica in offerta a 35 sterline, poco più di 40 euro.
L’ARCA DI NOE’. Ma Camminaleggero non è l’unica azienda a provarci con le scarpe. Pochi stand più in là c’è Noah. L’insegna recita: “Italian vegan shoes”. L’azienda appartiene a una famiglia italiana emigrata in Germania. “Importiamo dall’Italia e distribuiamo in Europa”, spiega la titolare. “In Italia – aggiunge – vendiamo solo per corrispondenza”. Si affaccia il figlio: capelli rasta alla Bob Marley, spiega in un italiano dal marcato accento tedesco che il nome vuole dire Noè, e si riferisce al salvataggio di tutti gli animali della terra. Cioè quello che i vegani cercano di fare.

