Tutte le 'tappe' del farmaco anglo-svedese in Italia

Una vera e propria via crucis. La storia del vaccino a vettore virale AstraZeneca in Italia è una corsa ad ostacoli fatta di accelerate, pit stop e inversioni di marcia a 360 gradi. Il siero anglo-svedese è il terzo in ordine di tempo ad avere il via libera dell’Ema lo scorso 29 gennaio dopo Pfizer e Moderna (che utilizzano la tecnologia m-Rna). L’autorizzazione è per proporlo alle persone con più di 18 anni di età.

Il giorno dopo arriva l’ok dell’Aifa per il mercato italiano. La raccomandazione è di somministrarlo ai soggetti tra i 18 e i 55 anni “per i quali sono disponibili evidenze maggiormente solide”. L’Aifa spiegava infatti in una nota come “i dati degli studi registrativi del vaccino AstraZeneca mostrano un livello di incertezza nella stima di efficacia nei soggetti sopra i 55 anni, in quanto tale popolazione (nella quale tuttavia si è osservata una buona risposta anticorpale) era scarsamente rappresentata” nei trial clinici.Dato questo scenario il siero è stato prevalentemente utilizzato per vaccinare personale scolastico, forze armate e forze dell’ordine, personale carcerario e detenuti. Il 23 febbraio, poi, il ministero della Salute emanava una circolare dove alzava l’eta di utilizzo da 55 a 65 anni ad eccezione dei soggetti estremamente vulnerabili.

Il capitolo successivo veniva scritto l’8 marzo quando una nuova circolare ministeriale estendeva l’utilizzo di AstraZeneca “anche ai soggetti superiori di 65 anni fatta eccezione per gli estremamente vulnerabili”. In questi casi veniva confermata “l’indicazione a uso preferenziale” di Pfizer o Moderna. Tra il 15 e il 16 marzo, viste le segnalazioni di eventi trombotici in donne fra i 25 e i 65 anni, alcuni paesi europei fra cui l’Italia sospendevano “in via precauzionale” l’uso del vaccino. L’Ema, dal canto suo, annunciava un’indagine “rigorosa” sull’accaduto specificando comunque come i benefici fossero “superiori” ai rischi. Il 18 marzo in Italia riprendevano le vaccinazioni con AstraZeneca e due giorni dopo il generale Figliuolo (59 anni), capo della struttura commissariale, riceveva la sua dose. In Germania, invece, il 30 marzo veniva sospesa la somministrazione agli under 60 “dopo che l’ente regolatore medico annunciava 31 casi di trombi sanguigni rari in persone che avevano ricevuto di recente la dose”.

In seguito lo stesso accadeva in altri Paesi dell’Ue come, Francia, Finlandia e Paesi Bassi. In Italia invece tutto è proseguito, anche con la creazione di Open Day ad hoc. Poi la morte della 18enne Camilla giovedì all’ospedale di Genova ha cambiato le carte in tavola. Niente AstraZeneca per gli under 60, perché con l’attuale situazione epidemiologica lo scenario è cambiato: i benefici non sono più così superiori ai rischi essendo diminuita l’incidenza del contagio. I richiami verranno effettuati con vaccini a mRna. La campagna vaccinale dovrà essere rimodulata. Quanto alle dosi avanzate, spiega il generale Figliuolo “saranno impiegate per i paesi Covax”.

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