Chiusi in casa: senza scuola, senza sport, né amici. La pandemia ha messo in lockdown un’intera generazione di adolescenti, tanti dei quali, da oltre un anno, sono tagliati fuori da ogni aspetto della loro vita pre-Covid.”Sento tutti i giorni madri, padri, famiglie e ragazzi disperati”, dice lo psichiatra Paolo Crepet, contattato da LaPresse. “C’è un danno profondo – aggiunge – . Gli esiti psicologici della pandemia sui giovani sono spaventosi. Già prima del Covid ce ne erano di sempre attaccati ai device, ma erano pochi. Adesso siamo a un terzo dei ragazzi e delle ragazze”.
Il disagio psicologico degli adolescenti emerge in tutta la sua drammaticità dai dati registrati nel pronto soccorso dell’ospedale Bambino Gesù di Roma, cresciuti del 120% rispetto al periodo precedente alla pandemia. Se nei primi due mesi del 2020 gli accessi per disturbi alimentari, ansia, autolesionismo e altri problemi erano stati 210, nel primi due mesi di quest’anno sono arrivati a 461. Il malessere striscia, nei più fragili smantella l’autostima, diventa patologia e, in alcuni casi, esplode in una violenza feroce. “Chiunque dirà che un caso come quello di un giovane omicida sia un’eccezione, e lo è, per fortuna, ma fino a un certo punto – sostiene Crepet -. Ovvio che sia un’eccezione che un ragazzo pugnali il padre della fidanzata, ma slegare questi episodi da una cultura più generale molto violenta e dalla grande rabbia trattenuta in questi mesi è sbagliato”.
L’Associazione degli ospedali pediatrici italiani (Aopi) ha lanciato di recente un appello per “un piano immediato di investimento nei servizi di salute mentale, di supporto psicologico, sociale e di promozione della salute per i bambini e gli adolescenti”.”L’ascolto del disagio e la nostra responsabilità – spiega l’Aopi -. richiedono che i bisogni di salute mentale dei nostri ragazzi siano affrontati come un elemento centrale della risposta e del recupero durante e dopo la pandemia”. “Il Covid ha accelerato e liberato la violenza, repressa per mesi – dice Crepet -, che noi oggi vediamo nelle risse in strada e in altri episodi. E’ una violenza che esisteva anche prima e non nasce con il Covid, ma se prima erano in 100, a fare queste cose, oggi sono 100mila. E questa rabbia, che un tempo riguardava prevalentemente i maschi, adesso riguarda anche moltissime ragazze”. “Io avevo seguito la vicenda di Novi Ligure venti anni fa – conclude -. Ma ora la situazione è più a rischio. Cento volte di più”.

