Priorità alla Scuola: la presenza "non va usata solo per recuperare le verifiche, col rischio di produrre negli studenti un doppio trauma"

Dopo oltre un anno di pandemia, per molti la scuola tra i banchi è un ricordo felice. I programmi non si sono adeguati, anche se la didattica a distanza ha stravolto modi e tempi di fare lezione e l’ansia in questi ultimi mesi dell’anno accademico spesso prende il sopravvento.

Sono tantissime le polemiche sollevate dal video della studentessa di un liceo veronese invitata dalla docente a coprirsi gli occhi con una sciarpa per sostenere un’interrogazione in Dad. Immagini forti, che però, denuncia il movimento Priorità alla Scuola a LaPresse, non sono isolate: “Era già successo che si bendasse uno studente in Dad e non aveva avuto questo clamore, i nostri professori si erano già espressi in un documento e gli psicologi stanno lavorando per analizzare i traumi che la Dad provoca indipendentemente da questi eventi, figuriamoci quali danni possano lasciare pratiche del genere”, dice la coordinatrice Costanza Margiotta, preoccupata, confessa, “dai docenti che preferiscono bendare piuttosto che chiedere di tornare in presenza il prima possibile”.

Il problema, per il movimento, è che ora più che mai è necessario per i professori “instaurare un rapporto di fiducia e collaborazione, non di opposizione, con gli studenti”. Anche i “bambini piccoli sono stati trattati male in questi mesi – denuncia Margiotta -, i docenti di Priorità hanno rilevato pratiche non lecite e non ortodosse. La maggior parte degli insegnanti non è così, sono casi isolati, ma vanno tenuti in considerazione”.

Nelle poche giornate di scuola in presenza che separano i ragazzi dalla fine dell’anno, insiste, è fondamentale che si capisca che la presenza “non va usata solo per recuperare le verifiche, col rischio di produrre negli studenti un doppio trauma“.

Il terrore è che a settembre si ripresenti lo spettro della Dad, se il Paese non sarà uscito dall’incubo della pandemia. Una possibilità che poteva essere sfatata se si fosse proseguito con la vaccinazione a tappeto del personale scolastico, interrotta dopo lo stop ad Astrazeneca per le persone al di sotto dei 60 anni. Sul tema, intervengono i presidi: “Non siamo d’accordo – precisa Antonello Giannelli – E’ una categoria che per ragioni professionali dovrebbe essere vaccinata, in quanto a contatto con tantissime persone ogni giorno. Quasi il 75% del personale scolastico aveva già ricevuto la prima dose”. Sull’importanza della scuola in presenza sono tutti d’accordo in teoria, ma la pratica non lo dimostra, recrimina il presidente dell’Anp: “Bisognava organizzare un piano di screening con i tamponi e non si è fatto, così come il piano trasporti. Posso testimoniare il grande impegno della ministra Azzolina prima e del ministro Bianchi adesso, è un problema di governo, il coordinamento tra scuola-sanità e trasporti è responsabilità collegiale dell’esecutivo. Di fatto si va avanti sperando che ci si vaccini tutti”.

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