A sottoporsi al test sono stati non solo gli studenti ma anche docenti e personale Ata

Tamponi molecolari salivari fai da te su tutta la popolazione scolastica. Questo il piano di sorveglianza attiva, su base volontaria, partito ufficialmente lunedì nelle scuole di Bollate, nel milanese. Si tratta di un’iniziativa promossa dal Comune insieme all’Università Statale di Milano. “Abbiamo pensato che per un rientro il più sicuro possibile fosse necessaria un’azione concreta”, spiega a LaPresse Francesco Vassallo, sindaco del comune lombardo finito in zona rossa anticipata a metà del febbraio scorso.

Il funzionamento del tampone è estremamente semplice. Basta tenere il dispositivo in bocca per circa un minuto “come se fosse un lecca-lecca”, riporlo nella provetta e poi mandarlo nei laboratori di microbiologia dell’Università degli Studi di Milano per l’analisi. Si tratta di uno screening che ha la stessa “affidabilità di un tampone molecolare”, aggiunge ancora il primo cittadino sottolineando che tutto il progetto “è stato completamente autofinanziato con risorse del comune”.

“Contiamo che questa nostra esperienza – conclude Vassallo – possa essere valutata positivamente dalle autorità governative, nazionali piuttosto che regionali, affinché possa diventare uno strumento importante per cercare di individuare e anticipare il virus”.

Parole condivise da Gianvincenzo Zuccotti, professore di Pediatria e preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano, nonché coordinatore dello screening. “Speriamo che questa iniziativa di Bollate possa rappresentare un esempio per una riapertura in sicurezza il prossimo anno”, sostiene il medico secondo cui “poter riaprire a settembre con una sorveglianza estesa, attraverso questo tampone molecolare, potrebbe veramente essere d’aiuto alle scuole per riaprire e rimanere aperte”.

A sottoporsi al test sono stati non solo gli studenti ma anche docenti e personale Ata. “Abbiamo avuto il 90% di adesioni ed è un grandissimo successo”, commenta la dirigente scolastica Stefania Giacalone che racconta come dietro all’iniziativa ci sia stato “un grande lavoro di squadra”. “Abbiamo fatto vari incontri con i genitori, assemblee serali e pomeridiane, in cui abbiamo parlato di questi test spiegando qual è il principio, che differenza c’è con gli altri test e quale può essere il vantaggio per la comunità”, afferma ancora Giacalone secondo cui si tratta “anche un bel segno di una comunità coesa davanti alle cose importanti”.

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