Il team di avvocati: "Rappresentiamo 500 persone che hanno subito lutti sovrumani senza mai essere ascoltati"

Vincenzo Locati, 78 anni, nel marzo scorso era ricoverato alla clinica Gavazzeni di Bergamo con un’infezione da Covid. Non c’era nessun familiare a salutarlo negli ultimi momenti e nessun ha potuto piangerlo al funerale. L’urna con le ceneri di Vincenzo Locati è stata consegnata alla figlia Consuelo a fine aprile dopo che la salma era stata trasportata a un crematorio fuori regione su un convoglio militare. La storia di Vincenzo è una storia molto comune nella bergamasca, una vicenda in cui c’è tutto il dramma di un paese, la doppia tragedia di chi muore solo e di chi resta straziato dal dolore e senza risposte. Queste risposte la figlia di Vincenzo, l’avvocato Consuelo Locati, invece le cerca e le pretende da un anno, prima con il comitato “Noi Denunceremo” e poi con un team di legali che ha raccolto quasi 500 esposti di famigliari di vittime del Covid depositate alla Procura di Bergamo. Una causa civile è stata aperta al Tribunale di Roma sulla mancanza di un piano pandemico aggiornato.

DOMANDA. Avvocato il 18 marzo il presidente Draghi verrà in visita a Bergamo. Riuscirete a incontrarlo?

RISPOSTA. Noi legali il 22 febbraio abbiamo inviato la richiesta di incontro al presidente Draghi. Rappresentiamo 500 persone che hanno subito dei lutti sovrumani senza mai essere ascoltati dalle istituzioni, per questo chiediamo al presidente un dialogo lontani dalle telecamere, un confronto a porte chiuse distanti dalle passerelle.

D. A un anno dal lockdown del 9 marzo 2020 e dalla violenta epidemia che ha colpito Bergamo e le sue valli, quali ricordi ed emozioni restano?

R. I ricordi sono drammatici perché non smetti mai di rivivere quei momenti, ripercorri ogni minuto, ogni istante. A questo si aggiunge un forte senso di delusione perché le cose non sono migliorate, ma soprattutto rimane una forte sensazione di abbandono.

D. Si doveva fare di più per arginare l’epidemia?

R. Senza dubbio, si poteva e doveva fare di più e più tempestivamente. A distanza di un anno con i documenti che abbiamo depositato sia in Procura a Bergamo sia al Tribunale di Roma, è certo che tutti sapessero i rischi che il Covid aveva per la vita dei cittadini. Eppure, ancora in questi giorni di un anno fa erano in molti nelle istituzioni a dire che si trattava di una banale influenza. In queste settimane Regione Lombardia ha creato delle zone rosse per arginare il diffondersi dei contagi, ma i presupposti giuridici, legali e normativi sono gli stessi di un anno fa. Sarà compito della magistratura capire come mai non è stata fatta una zona rossa a Bergamo a marzo scorso. Noi vogliamo che le istituzioni che abbiamo chiamato in giudizio, ossia Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministero della Salute e Regione Lombardia si assumano la responsabilità di atti omissivi o di violazioni di legge che ci sono state, una su tutte l’assenza di un piano pandemico adeguato, e che hanno portato alla morte di migliaia di persone. A fronte di questo i famigliari delle vittime vanno risarciti di questo danno morale.

D. A distanza di un anno dal primo lockdown siamo nel pieno di una terza ondata con una campagna di vaccinazione che stenta a decollare. Si stanno replicando errori secondo lei?

R. Si stanno replicando con l’aggravante della consapevolezza. L’onere delle Regioni durante l’estate era quello di creare strutture pronte ad accogliere solo pazienti Covid in modo da isolare le persone contagiate, bisognava assumere nuovi medici, intervenire per potenziare le Usca e la medicina territoriale perché solo così si può dare assistenza e impedire il collasso delle strutture ospedaliere, ma nulla di tutto questo è stato fatto.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata