Nuove ordinanze del presidente della Regione Attilio Fontana

Una palette sempre più tendente all’arancione scuro (o rafforzato) per la Lombardia, con qualche chiazza di rosso che permane – ancora per poco – ma che rischia di diventare il colore predominante a causa delle varianti.

È la fotografia che emerge dai dati del contagio che vede la Lombardia prima regione per incremento giornaliero di casi (+3.762) ma con un ribaltamento tra le province con Brescia che supera Milano per contagi (rispettivamente 844 e 767) e Como alle prese con un netto aumento (324 i casi odierni).

Il dato che più preoccupa è però quello delle varianti, reso noto dalla vicepresidente e assessora al Welfare Letizia Moratti nel corso della sua comunicazione in Consiglio Regionale. Secondo il ‘survey’ concluso in regione il primo marzo “è emerso che la variante inglese è pari al 64 percento: tra i vari laboratori lombardi si osserva un range che va dal 43 all’86 percento. Complessivamente sono stati analizzati 2023 campioni di cui 978 casi varianti: 18 sudafricana, 10 brasiliana, 578 inglese e 372 compatibili con una delle tre varianti”, ha precisato Moratti.

Preoccupa – ma è sotto controllo – anche la variante nigeriana scoperta a Brescia: pur essendo un primo caso sul territorio italiano, fonti ospedalieri e regionali assicurano si tratti di un paziente già noto e isolato da giorni, i cui contatti sono stati tracciati e controllati.

Da qui le ordinanze del presidente Attilio Fontana che disegnano una nuova cartina a colori per la Lombardia e che dispongono dal 3 marzo la zona arancione rafforzata per tutta la provincia di Brescia e Como, 18 comuni nel Mantovano, 8 nel Cremonese a cui si aggiunge il capoluogo Cremona, 12 nel Pavese e 10 nel Milanese. Stesso colore per i comuni del Bergamasco e Soncino, in provincia di Cremona, già in arancio scuro, tonalità in cui torneranno ma dal 4 marzo anche tre dei quattro comuni rossi (Mede in provincia di Pavia, Viggiù in provincia di Varese e Bollate in provincia di Milano).

Qualche malumore sul territorio inizia però a farsi sempre più insistente. Alcuni sindaci dei comuni del milanese in fascia arancione rafforzata in giornata hanno protestato sotto Palazzo Lombardia per aver appreso dell’ordinanza dalla stampa. Il presidio è stato ricevuto da Fontana che ha chiarito di aver informato per primi Anci e prefetture, ribadendo però che “la collaborazione reciproca debba essere costante e per quanto possibile rinforzata”.

La preoccupazione però è palpabile anche nei corridoi della politica regionale: si lavora a ritmo serrato tra riunioni e incontri per cercare di porre un argine al contagio anche lavorando sul fronte vaccinale, punto dolente nella strategia di Palazzo Lombardia.

Tra la rimodulazione per le zone più a rischio e la scarsità di vaccini, la macchina lombarda si è inceppata: a titolo di esempio il caso di Bollate, in zona rossa, che non è stato inserito tra i comuni prioritari per la vaccinazione e il cui sindaco, Francesco Vassallo, ha chiesto a Fontana di intervenire.

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