Si è chiusa sul NOVE la seconda stagione del programma che contrasta bufale e disinformazione

Una notizia può cambiare la vita. Soprattutto in questi tempi, dove il Coronavirus è entrato prepotentemente e a gamba tesa nelle abitudini delle famiglie di tutto il mondo. C’è chi è malato, chi ha perso i propri cari, chi cerca di evitare il contagio, chi addirittura nega l’esistenza del  Covid. Il compito di chi fa informazione si fa sempre più arduo, bisogna districarsi fra bufale, falsi profeti della medicina, negazionisti, politici pronti a strumentalizzare persino il vaccino. La gente comune cerca chiarezza e dalla loro parte si è schierata Valentina Petrini, che ha appena concluso la seconda stagione di #FAKE – LA FABBRICA DELLE NOTIZIE, il programma televisivo che per otto settimane ha tenuto compagnia a chi il mercoledì in seconda serata si è sintonizzato sul NOVE. La pandemia ha occupato grande spazio nelle scalette della trasmissione, ma con grande soddisfazione la Petrini ricorda che “Abbiamo affrontato altri temi oltre al Covid e questo mi ha reso davvero contenta. Abbiamo avuto inchieste su terrorismo, cambiamento climatico, Telegram. Il mondo va avanti a velocità vertiginosa e i fari del nostro giornalismo sono stati puntati anche su altro”.

Soddisfazione doppia per avere portato fino in fondo la seconda stagione: “Sono davvero felice perché non era scontato che arrivassimo fino alla fine. Vista anche l’esperienza di marzo, quando siamo stati costretti a interrompere le trasmissioni, quando la pandemia che sembrava così lontana è entrata anche in casa nostra. E sono sollevata perché tutta la squadra è sempre tornata sana e salva da ogni trasferta nonostante i continui rialzi della curva dei contagi. Una squadra giovane ambiziosa che è riuscita fra mille difficoltà a tenere un alto standard di qualità. Tutti hanno fatto il triplo di quanto dovuto per impegno, dedizione, ore di lavoro. Una scommessa che per il momento è stata vinta. Almeno secondo noi”.

Un salotto garbato e piacevole quello di Fake, elegante anche quelle volte in cui i toni della discussione si sono un po’ alzati. “Abbiamo notato che molto volentieri sono venuti a trovarci ospiti di altri canali. Sono rimasta dispiaciuta per l’embargo che Mediaset e La7 ha dato ai suoi giornalisti… anche perché Fake discute di informazione. Mi ha stupito tantissimo come alcuni colleghi messi “sotto torchio” abbiano accettato il confronto. E lavoreremo per averne altri”.

Anche in questa stagione Fake si è schierata dalla parte della gente comune e dalla loro esigenza di informazione diretta e non fuorviante. “Il titolo è anche “La fabbrica delle notizie – precisa la Petrini – e in italiano diamo bene l’idea di quello che facciamo. È vero, l’informazione diventa una azienda che deve vendere, per questo un altro tema importante è diventato il “confezionamento” del prodotto. La domanda che noi giriamo ai colleghi è: una notizia può essere preparata in modo da essere più accattivante tanto da venire venduta meglio? Questa è la chiave del programma”.

Non c’è tempo per i titoli di coda, il pensiero della Petrini non va al bilancio della stagione appena conclusa ma alle prospettive per la prossima: “A LaPresse, che ha prodotto il programma, dico di continuare a giocare in squadra e che Fake è un gioiello da difendere. Dobbiamo essere orgogliosi per quello che abbiamo creato. Alla Rete dico che sarebbe un peccato non farlo crescere”.

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