I colori delle Regioni non cambieranno fino al 3 dicembre. Rimandata ogni 'trattativa' sul Natale

I 21 parametri che determinano il grado di rischio e il conseguente colore delle Regioni non cambieranno fino al prossimo 3 dicembre, data fino alla quale è in vigore l’attuale Dpcm. Da oggi e fino a fine mese, però, si riunirà un tavolo tecnico tra Silvio Brusaferro, i tecnici dell’Iss e del ministero della Salute e quelli delle Regioni per approfondire e valutare possibili ulteriori ponderazioni dei parametri. Passa da qui la ‘tregua’ siglata tra Governo e Regioni sulla griglia tecnica che determina chiusure e limitazioni territoriali.

Francesco Boccia e Roberto Speranza sono decisi a chiedere ai governatori il rispetto di quanto stabilito sin qui. “Non si può assolutamente scambiare qualche primissimo e ancora insufficiente segnale incoraggiante in uno scampato pericolo. Nessuno sottovaluti la serietà della situazione. La pressione sulle strutture sanitarie è molto alta”, avverte il ministro della Salute. Nessun mercanteggiare è consentito, quindi.

La linea è condivisa con Giuseppe Conte. “Io non sono un esperto o uno scienziato, però dire 5 o 3 parametri è un dibattito scientifico e non politico”, insiste il premier, che però apre a un confronto nel merito e a un surplus di trasparenza: “Certamente dobbiamo fare ancora di più e cercheremo di rendere ancora più chiari e trasparenti i parametri, ma questo non può trasformarsi in confusione”. Il tavolo tecnico servirà a questo. Poi, spiega il ministro per gli Affari regionali, si aprirà “un coordinamento politico” in vista della stesura del nuovo Dpcm, il tutto all’insegna della “massima collaborazione”.

“In base ai risultati di questo tavolo speriamo di arrivare ad una scelta condivisa su cui confrontarci politicamente – commenta Giovanni Toti, vicepresidente della conferenza delle Regioni – anche alla luce di una diversa qualificazione dei test rapidi antigenici, su cui peraltro anche a livello di Unione Europea sono in corso aggiornamenti e valutazioni”.

Da qui al 3 dicembre, però, Boccia “non esclude che possano esserci ulteriori Regioni ‘rosse’ nei prossimi giorni. Dipenderà dai dati dei monitoraggi”. Osservate speciali restano Puglia, Basilicata e Sicilia, visto che l’Abruzzo ha già anticipato autonomamente la stretta. “I presidenti di Regione – spiega il ministro – possono chiudere e attuare misure restrittive e penso che, se sono d’intesa con il ministro della Salute, sia dovere dello Stato garantire ristori per quelle aree in cui i presidenti di Regione anticipano eventuali decisioni legittimate dal modello”. Le regioni concordano: “Abbiamo condiviso la necessità di una comune strategia per i ristori per le attività che hanno subito limitazioni, sospensioni e chiusure, verificando la possibilità di fare in modo che si realizzi la massima tutela possibile per tutte le categorie colpite”, sottolinea Toti.

Rimandata, invece, ogni ‘trattativa’ sul Natale. “Il dibattito mi sembra lunare. Non ha alcun senso”, taglia corto Boccia. “Neppure gli scienziati si avventurano a dire quale sarà la curva epidemiologica a Natale. Bisogna arrivare in prossimità e dosare gli interventi, certamente ci stiamo preparando a vari scenari”, gli fa eco Conte, che comunque pensa a vacanze sobrie: “Veglioni, baci e abbracci non saranno possibili – anticipa – Occorre buon senso: una settimana di socialità scatenata significherebbe pagare a gennaio un innalzamento brusco della curva e non ce lo possiamo consentire. Festoni e festini non sono pensabili”.

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