Caos ai Mondiali 2026 dopo il caso Folarin Balogun, attaccante degli Stati Uniti classe 2001. La Fifa ha sospeso la sua squalifica dopo che il calciatore americano era stato espulso durante il match dei sedicesimi di finale con la Bosnia-Erzegovina. I media sospettano che dietro questa decisione ci sia Donald Trump, che avrebbe telefonato al presidente Gianni Infantino per far sì che il centravanti riuscisse a disputare gli ottavi contro il Belgio (in programma questa notte alle 2 del mattino) nonostante il cartellino rosso rimediato lo scorso 2 luglio.
La notizia è arrivata da Associated Press che, citando una fonte informata, ha confermato la chiamata tra il tycoon e il numero uno della Fifa. Subito dopo è arrivato il post su Truth del leader repubblicano: “Grazie Fifa per aver fatto la cosa giusta e aver posto rimedio a una grave ingiustizia!”.

Uefa contro Fifa: “Oltrepassato ogni limite”
Durissima la presa di posizione della Uefa. “La decisione di ieri di sospendere per un periodo di prova di un anno l’applicazione della squalifica automatica di una giornata a seguito del cartellino rosso inflitto al giocatore Folarin Balogun ha oltrepassato un limite invalicabile“, si legge nella nota della Union of European Football Associations.
“Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono alla base di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso no. Una squalifica automatica minima di una giornata a seguito di un cartellino rosso non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere emanata. È un principio sancito dal regolamento, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica”.
Per la Uefa “quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l’integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa. Allo stesso modo, una tale decisione crea un precedente nel torneo in corso, dove situazioni simili richiederanno ora un trattamento equo, a discapito della competizione stessa”, fa sapere ancora la nota.
“Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco bellissimo e gode di fiducia perché viene praticato ovunque con le stesse regole. Un torneo non è mai un evento isolato e, se si tratta della Coppa del Mondo, ha il potere di generare conseguenze positive o negative sull’intero panorama calcistico. Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile“.
La Federcalcio del Belgio fa ricorso
Il caso ha sollevato un polverone con federazioni e giornali che si sono schierati contro la decisione in favore di Balogun. A protestare per prima è stata la Federcalcio del Belgio – avversario degli Usa agli ottavi di finale dei Mondiali 2026 – che ha deciso di presentare ricorso e si è detta “sbalordita” dalla sospensione della squalifica.
Blatter: “Espulsioni non si sospendono con le telefonate”
“I cartellini rossi non vengono ribaltati dalle telefonate politiche ma dalle regole, dalle prove e dagli organismi indipendenti”, ha scritto su X l’ex presidente della Fifa Joseph Blatter. “Se un presidente degli Stati Uniti interviene con il Presidente della Fifa – e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta della Coppa del Mondo – la domanda è inevitabile: Quo vadis, Fifa?”, si chiede Blatter che poi ha aggiunto: “Il calcio non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico”.
Federcalcio tedesca: “In gioco la credibilità della Fifa”
Sulla questione si è espressa anche la Federcalcio della Germania. “La Fifa dovrebbe fare subito chiarezza in merito alle notizie secondo cui la decisione di sospendere il cartellino rosso inflitto al giocatore statunitense Folarin Balogun sarebbe stata preceduta da una telefonata tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente della Fifa Gianni Infantino”, ha dichiarato il presidente Bernd Neuendorf in una nota. “L’impressione che in questo caso vi sia stata un’influenza attiva della politica sullo sport deve essere dissipata in modo rapido e convincente. È in gioco l’integrità della competizione e la credibilità della Fifa“, ha aggiunto il numero uno della Dfb.
Malagò: “Assurdità dal sapore politico”
“Il caso della squalifica inflitta e poi revocata all’attaccante statunitense Folarin Balogun? Stavo mangiando, a un certo punto mi sono arrivati 18 messaggi di uffici stampa, giornalisti, dirigenti che mi segnalavano questa strana storia. Onestamente mi è sembrata davvero un’assurdità. Sono andato a guardare questo articolo 27 del codice disciplinare Fifa”, ha commentato il presidente della Figc, Giovanni Malagò, ospite di “Radio Anch’io Sport” su Rai Radio 1.
“Chiariamolo subito: non è replicabile ai vari campionati nazionali e aggiungo meno male, sennò sarebbe l’Armageddon. C’è stato il precedente con Cristiano Ronaldo, ma su una squalifica multipla. L’altro caso risale addirittura al 1962. Ha un evidente sapore politico, l’ha riportato il New York Times”. “Questo è un precedente pericolosissimo, spero se ne rendano conto. Sono fautore di questo Mondiale, in cui gli stadi sono pieni, c’è una festa delle tifoserie. Ma quando vedi una decisione così a favore di una parte, perde la meritocrazia che è la base del calcio”, ha aggiunto.

