Tiene banco l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano sul caso arbitri. L’Aia (Associazione Italiana Arbitri), intanto, si è affrettata a correre ai ripari nominando Dino Tommasi responsabile della Can (Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e B), assumendo così le funzioni di Gianluca Rocchi che si autosospeso dall’incarico. “E’ il solito schema. Basta un avviso di garanzia per chiedere e pretendere conseguenze irreversibili. E’ incivile che un provvedimento a tutela dell’indagato rappresenti un macigno reputazionale, prima ancora che la difesa abbia detto una parola”, ha commentato Enrico Costa, presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia alla Camera, in un’intervista al Foglio.
Costa sul caso Rocchi: “Servirebbe più cautela da parte della stampa”
“Il fatto che l’inchiesta riguardi uno sport popolare, produce effetti mediatici ancora maggiori. I giornali, in cima ad ogni articolo dovrebbero ricordare ai lettori che ogni anno 400 mila persone vengono indagate e poi archiviate“, ha aggiunto. “Una mera contestazione è presa dai media per oro colato, quando sappiamo che molte di queste vengono poi smentite alla prova dei fatti”, ha proseguito Costa. “Servirebbe più cautela da parte della stampa a tutela di chi è indagato, ma anche dei cittadini che non necessariamente hanno le competenze giuridiche per comprendere la valenza degli atti di un procedimento penale. E bisognerebbe evitare di trasformare un mero atto di indagine in una sentenza”.
“Anche la politica alle volte fa la sua parte, alimentando confusione e condanne preventive. È successo in questi giorni: ne ha parlato il M5S, ma anche la Lega, citando l’inchiesta sugli arbitri, per rilanciare la sua battaglia per commissariare la Figc. Chi strumentalizza un avviso di garanzia – chiosa il presidente dei deputati azzurri – fa qualcosa che è contrario ai dettami della Costituzione. Politicamente, ciascuno fa le scelte che ritiene, ma è una politica debole quella che si affida alla scorciatoia giudiziaria”.
Zappi: “Fiducia nella giustizia, solidale con Rocchi”
“Ho fiducia nella giustizia. Siamo all’ultimo grado della giustizia sportiva e la affrontiamo con grande speranza. Chi è accusato di atti che non ritiene di non aver compito ha speranza di incontrare un giudice che lo riconosca”. Queste le parole di Antonio Zappi, presidente dell’Aia inibito per 13 mesi, poco prima di fare il suo ingresso al Coni per il ricorso al Collegio di Garanzia dello sport presso il Coni.
Quanto al caso arbitri Zappi sottolinea di aver “mandato un messaggio a Rocchi e Gervasoni, sono vicino e solidale con loro”. “Appena ho ricevuto la segnalazione che ci fosse qualcosa ho informato gli organi competenti. Io sono inibito ma c’è un aspetto umano. L’indagine è in corso, mi auguro si risolva in fretta. Credo che a volte questa volontà di descrivere il mondo arbitrale come dilaniato sia per interessi estranei al mondo arbitrale stesso, ma non sono convinto corrisponda alla realtà”, ha aggiunto.

