Cinque anni senza Diego Armando Maradona, icona del calcio mondiale e adorato come una divinità a Napoli (con cui vinse due Scudetti, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana e una Coppa Uefa) e in Argentina (con cui vinse il Mondiale). Soprannominato El Pibe de Oro, ha condotto una vita al limite, fatta di successi sportivi ma anche di tanti eccessi compresa la dipendenza dalle droghe. La sua esperienza con gli azzurri finì a marzo 1991 proprio a causa di un controllo antidoping che risultò positivo alla cocaina e portò a una squalifica di un anno e mezzo.
Maradona è morto il 25 novembre 2020 per un arresto cardiaco improvviso. Il 2 novembre 2020, pochi giorni dopo aver compiuto 60 anni, venne portato d’urgenza in una clinica di La Plata, in Argentina, a causa di stress e ansia. Durante il ricovero e le analisi di accertamento, il 4 novembre a Buenos Aires, subì un intervento al cervello per la rimozione di un ematoma, conseguenza di un trauma cranico. Tornato nella sua casa di Tigre per la convalescenza, morì a causa di un infarto.
Da lì in poi si è aperto un lungo processo in Argentina nel quale sono state coinvolte sette persone tra medici e infermieri. Il caso giudiziario, annullato a maggio scorso, è stato da poco riaperto. Di recente alcuni dei figli del campione argentino, tra i quali Dalma e Giannina, avevano denunciato gravi carenze nelle cure date al padre nei giorni precedenti la morte.











