L'ex giocatore del Milan: "Sento il peso degli sguardi schifati delle persone". Marchisio: "Facciamo schifo, il Paese ha fallito"

Si è tolto la vita nella sua casa, a Nocera Inferiore, nel Salernitano. Non aveva neppure 21 anni. Seid Visin, calciatore con un passato nelle giovanili del Milan, era stato adottato da piccolo da una coppia della cittadina in provincia di Salerno.

In una lettera, resa pubblica dalla sua psicoterapeuta, Visin aveva denunciato il clima di razzismo che sentiva intorno: “Ovunque io vada, ovunque io sia, ovunque mi trovi sento sulle mie spalle, come un macigno, il peso degli sguardi scettici, prevenuti, schifati e impauriti delle persone”, scriveva nella lettera datata gennaio 2019. Ma i genitori all’emittente tv Tele Nuova dicono: “Il suo gesto estremo non deriva da episodi di razzismo”chiarendo che la lettera che in queste ore sta circolando è tratta da un post Facebook del 2019. I genitori “escludono con fermezza ogni correlazione tra il gesto e la pista razzista”, e arrivano a parlare di “strumentalizzazione” delle parole di Seid.

“Dinanzi a questo scenario socio-politico particolare che aleggia in Italia, io, in quanto persona nera, inevitabilmente mi sento chiamato in questione”, scrive Seid Visin nella lettera, letta anche oggi, in occasione dei funerali nella chiesa di Nocera Inferiore.”Io non sono un immigrato. Sono stato adottato quando ero piccolo.

Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera”, riflette. Seid racconta di aver dovuto lasciare un lavoro perché “troppe persone, prevalentemente anziane, si rifiutavano di farsi servire da me e, come se non bastasse, come se non mi sentissi già a disagio, mi additavano anche la responsabilità del fatto che molti giovani italiani (bianchi) non trovassero lavoro”.

Un’esperienza che ha cambiato Seid, “come se nella mia testa si fossero creati degli automatismi inconsci e per mezzo dei quali apparivo in pubblico, nella società diverso da quel che sono realmente; come se mi vergognassi di essere nero, come se avessi paura di essere scambiato per un immigrato, come se dovessi dimostrare alle persone, che non mi conoscevano, che ero come loro, che ero italiano, che ero bianco”. Seid parla di “paura per l’odio che vedevo negli occhi della gente verso gli immigrati, la paura per il disprezzo che sentivo nella bocca della gente”.

“Non voglio elemosinare commiserazione o pena, ma solo ricordare a me stesso che il disagio e la sofferenza che sto vivendo io sono una goccia d’acqua in confronto all’oceano di sofferenza che stanno vivendo quelle persone dalla spiccata e dalla vigorosa dignità, che preferiscono morire anziché condurre un’esistenza nella miseria e nell’inferno. Quelle persone che rischiano la vita, e tanti l’hanno già persa, solo per annusare, per assaporare, per assaggiare il sapore di quella che noi chiamiamo semplicemente ‘Vita'”.

 

Il Milan attraverso i propri canali social ha espresso subito il cordoglio alla famiglia del giovane di origini etiopi che nelle giovanili rossonere è stato compagno anche di Gigio Donnarumma. “Non ci sono parole giuste per dire addio a un ragazzo di 20 anni: i nostri pensieri vanno a Seid Visin, alla sua famiglia e a chi gli voleva bene”, si legge in un post su Twitter. Al dolore si è unito anche l’altro club milanese, l’Inter sempre sui social: “Ci stringiamo anche noi attorno alla famiglia di Seid Visin in questo momento di grande dolore”.

“Sono vicina alla famiglia e agli amici di Seid Visin, colpiti da una vicenda che strazia il cuore e dimostra il tragico portato del razzismo. La disperazione che emerge dalla lettera di questo ragazzo giovanissimo, nel fiore degli anni e delle energie, è una macchia che deve riempire di vergogna chiunque coltivi il disprezzo verso l’altro”, dichiara Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale.

Claudio Marchisio su Instagram ha postato un lungo commento. “Siamo il Paese dell’integrazione quando sei un giovane talento o quando segni il gol decisivo in una partita importante, ma che si rifiuta di essere servito al ristorante da un ragazzo di colore. Siamo il Paese dell’integrazione quando l’atleta vince la medaglia alle Olimpiadi. Siamo il Paese dell’integrazione che cerca improbabili origini italiane quando l’attrice che ci fa emozionare vince il Premio Oscar, ma che quando in classe con i propri figli ci sono dei ragazzi di colore storce il naso – dice l’ex giocatore della Juventus -. Io non posso neanche immaginare cosa abbia provato Seid Visin, ma sono certo che un Paese che spinge un giovane ragazzo a fare un gesto così estremo è un Paese che ha fallito. Pensateci quando fate le vostre battute da imbecilli, quando fate discorsi stupidi e cinici sui gommoni e sul colore della pelle, soprattutto sui social network. Facciamo un po’ schifo. Tutti. Di centro, di destra, di sinistra”, conclude l’ex centrocampista della Nazionale.

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