Fonseca si congeda dall'Olimpico con un regalo di addio mai così gradito alla sua tifoseria

Cuore e orgoglio giallorosso. Fonseca si congeda dall’Olimpico con un regalo di addio mai così gradito alla sua tifoseria. Dopo tre tentativi falliti il tecnico portoghese, pronto a cedere il posto a Mourinho, si mette in tasca il derby contro la Lazio, riscattando, seppure in parte, una stagione incolore fatta di occasioni perse contro le big, tenendo a distanza il Sassuolo per blindare il settimo posto che vale la Conference League e di fatto negare alla squadra biancoceleste le ultime chance per approdare in Champions. Il successo per 2-0 con i centri di Mkhtyarian al 42′ e di Pedro al 78′ portano in realtà la firma di Edin Dzeko, artefice dell’assist della prima rete dell’armeno e sempre velenoso in area per tutta la durata del match. Poco prima del fischio finale il bosniaco è stato sostituito e applaudito dai suoi compagni, segno evidente di quanto la squadra tenesse a questa sfida in parte riparatrice dopo mesi difficili e complicati al termine di un campionato che nel finale è sembrato una scivolata senza freni.

 

La Lazio non è mai riuscita a sfruttare la qualità dei suoi attaccanti per la capacità della difesa e del centrocampo giallorosso, sempre attento con Pellegrini e Cristante ad arginare le azioni offensive dei biancocelesti, pericolosi solo in una occasione nel primo tempo con Milinkovic-Savic. Immobile servito poco per via di un centrocampo sterile e poco brillante non ha avuto le opportunità per fare la differenza. La strategia tattica studiata da Fonseca alla vigilia ha dunque dato alla Roma i suoi frutti. Ora il tecnico può fare le valigie con il sorriso, portando a termine quella che era ormai diventata la sua ultima missione, riportare al successo la squadra giallorossa nel derby dopo quattro turni. Era infgatti dal 29 settembre 2018 che non superava la Lazio in Serie A e il tecnico lusitano rischiava di congedarsi senza aver vinto almeno una volta in due anni di esperienza sulla panchina.

 

Al via il tecnico opta per El Shaarawy nel trio completato da Pellegrini e Mkhitaryan alle spalle di Dzeko. In difesa Ibanez viene preferito a Kumbulla mentre Bruno Peres cede il posto a Santon. Nella Lazio Simone Inzaghi ritrova Lucas Leiva e Milinkovic-Savic in mediana, con Lazzari e Lulic sulle fasce. Muriqi ancora una volta confermato in coppia con Immobile. La Roma appare più intraprendente ma comunque attenta per evitare i velenosi contropiedi biancocelesti e prova con una serie di fraseggi a centrocampo. La Lazio attende nella propria metà campo e non affonda troppo. I ritmi per i primi 25 minuti sono infatti bassi e stentano a decollare, pochi i rischi mentre prevale una fase di attesa buona con le squadre attente più a tenere le distanze che a pressare. La Lazio inizia a crescere e a farsi pericolosa prima con Milinkovic-Savic che sradica una palla a Ibanez e serve Luis Alberto che tira a colpo sicuro ma trova Fuzato pronto ad intervenire, poi al 31′ ai biancocelesti viene annullato un gol a Muriqi per fuorigioco scattato oltre la linea difensiva giallorossa. La Roma trema ancora con Milinkovic-Savic (pallonetto che supera di poco il montante), fatica a costruire ed è costretta ancora una volta a ricorrere alla panchina per l’ennesimo infortunio muscolare. Stavolta è Ibanez a lasciare il campo al 38′ per una contrattura (al suo posto Kumbulla). Il match continua a viaggiare in perfetto equilibrio e serve il guizzo di un campione per sbloccarlo: ci pensa sul finire del primo tempo Dzeko che con una giocata di forza e destrezza supera acerbi in area e serve un pallone perfetto a Mkhitaryan che di piatto al volo fa centro arrivando a 12 centri stagionale.

 

Nella ripresa la Lazio prova subito ad alzare il ritmo, si affida alle qualità di Luis Alberto e alla tenacia di Immobile (servito n paio di volte da Lucas Leiva) per scardinare la difesa dei giallorossi, che giocano bene negli spazi, fanno pressing e puntano a sfruttare i contropiede: al 57′ su cross di El Shaarawy, Cristante dopo uno stop di petto prova da buona posizione più brillanti sulle seconde palle. Inzaghi dopo meno di un’ora di gioco da entrare Luiz Felipe per Lulic e Pereira per Muriqi passando alla difesa a quattro. Le squadre non sono più compatte e vicine, si allungano e aumenta la velocità delle azioni. La Roma con gli esterni sfrutta le sponde di Dzeko, Cristante e Pellegrini lavorano in fase difensiva con diligenza per poi spingere e pressare, motivi per cui la Lazio fatica a costruire con insistenza e a dare continuità alla manovra. Al 70′ Fonseca opta per un doppio cambio (Villar e Pedro per Pellegrini ed El Shaarawy) con l’intenzione di difendersi e gestire con la palla tra i piedi, Inzaghi risponde puntando sulla velocità inserendo Marusic e Radu. La Lazio accelera, Immobile si accende con un colpo sotto da campione che trova Fuzato reattivo. Ma proprio nel momento di massimo forcing, la Roma trova il raddoppio con Pedro che con una azione personale di libera ai 25 metri e piazza il sinistro nell’angolo basso a destra di Reina. Per la Roma è festa grande, la Lazio dice addio ala Champions.

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