Il Piano che doveva essere approvato entro il 30 settembre e che invece è stato trasmesso, entro quella data, alla Conferenza Unificata. Quello che potrebbe succedere ora viaggia su due linee di pensiero diverse

Le trivelle potranno riprendere le proprie attività. Oppure no. La questione legata al Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee (Pitesai) si tinge di giallo. Il Piano che doveva essere approvato entro il 30 settembre e che invece è stato trasmesso, entro quella data, alla Conferenza Unificata. Quello che potrebbe succedere ora viaggia su due linee di pensiero diverse. Da un lato le associazioni ambientaliste – Greenpeace Italia, Legambiente, e Wwf Italia – denunciano come “senza Piano ora si possa ripartire” con le attività; dall’altro manca una vera e propria moratoria per scongiurare il rischio. In mezzo, la posizione del ministero della Transizione ecologica, il Mite: non ci saranno nuove trivellazioni – viene ribadito – in attesa dell’adozione del Pitesai. Una rassicurazione che in realtà era già arrivata da Roberto Cingolani: stop delle attività fino all’approvazione definitiva. La cosa però non è sembrata bastare né alle associazioni né a un pezzo del mondo politico.

La denuncia è partita da Greenpeace, Legambiente e Wwf: “senza l’adozione” del Piano “si sono rimessi in moto i procedimenti autorizzativi vecchi e nuovi, compresi quelli di Valutazione di impatto ambientale, per la prospezione e ricerca degli idrocarburi”. Qualcosa di “inaccettabile”, dicono: a parer loro “qualcuno ha voluto bluffare. E’ singolare che al Mite nessuno si sia allarmato”; perchè in questo ripartono i procedimenti che “erano stati sospesi sino a fine settembre e che ricominceranno a minacciare circa 91mila chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma”.

“Non possiamo non manifestare una forte delusione”, dicono i deputati di FacciamoECO Rossella Muroni, Andrea Cecconi, Lorenzo Fioramonti, Alessandro Fusacchia, e Antonio Lombardo; erano stati infatti loro “i promotori dell’emendamento che prolungava la sospensione” delle attività estrattive e di ricerca “per evitare possibili cortocircuiti”. Ed è per questo che offrono un suggerimento a Cingolani e al Governo: “adoperarsi con urgenza per affrontare la situazione, anche emanando un’ulteriore proroga che congeli tutto quanto è pendente”. A questo aggiungono la richiesta che nel Piano sia contemplato “il progressivo abbandono delle trivellazioni” per “realizzare la transizione energetica e la decarbonizzazione dell’economia”. Oltre che avviare dalla prossima legge di Bilancio “anche il taglio dei sussidi fossili”.

Il ministero, pur non parlando esplicitamente di moratoria, mette in chiaro che “non autorizzerà alcuna nuova attività estrattiva e di ricerca”. E proprio Cingolani si augura che dopo il passaggio in Conferenza Unificata si possa “giungere il prima possibile all’intesa prevista per l’adozione”.

Quello sul Pitesai – aveva messo in evidenza proprio Cingolani – è “un lavoro condotto con grande attenzione e in tempi ristrettissimi” dal momento che le ultime osservazioni sono giunte “in prossimità del 14 settembre”, alla “scadenza della consultazione pubblica nella fase di Valutazione ambientale strategica”. A questo Cingolani aggiunge che si dovrà comunque tener conto del fatto che “l’utilizzo dei combustibili fossili si concluderà nel medio termine, in funzione degli obiettivi di decarbonizzazione che rappresentano il cardine della politica energetica italiana”.

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