Giovedì 22 Marzo 2018 - 09:45

Roma, imbrattato il monumento dedicato alla scorta di Aldo Moro in via Fani

La scritta B.R. con dello spray rosso sulla targa commemorativa. Un mese fa la svastica e la scritta 'Morte alle guardie'. La figlia del presidente della Dc: "Stato colpevole"

Roma, scritta BR sulla lapide di Via Fani

Le nuove scritte comparse sul monumento commemorativo della strage di Via Fani, a Roma, scatenano una nuova ondata di sdegno e polemiche. Il fatto risale alla notte tra mercoledì e giovedì, quando due carabinieri di pattuglia scoprono le iniziali B.R. (brigate rosse) scritte con vernice rossa sulla lapide che ricorda i nomi degli agenti di scorta morti il giorno del sequestro di Aldo Moro. All'alba scattano rilievi e indagini, e subito dopo intervengono i tecnici della Soprintendenza per ripulire il monumento.

Una prima informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo viene inviata in procura dove è già stato aperto un fascicolo, un mese fa, quando la scritta "A morte le guardie" con una svastica a lato venne trovata sulla base di cemento della lapide. Alle 13.30 la sindaca Virginia Raggi annuncia via social che "la scritta oltraggiosa è stata ripulita" e aggiunge: "Le istituzioni non si piegano". Interviene anche il presidente della Regione Nicola Zingaretti che parla di gesto "vile" e "disgustoso": "Nessun passo indietro di fronte alla violenza".

Lo sdegno politico che corre in Rete è bipartisan, con la ministra per i Rapporti con il Parlamento Anna Finocchiaro che sottolinea: "Miserabili. Chi cerca di oltraggiare la memoria di Aldo Moro e della sua scorta non sarà mai più forte della nostra democrazia". Il presidente del Senato Pietro Grasso che le fa eco: "Rimosse le scritte oltraggiose sul monumento di Via Fani. Più difficile rimuovere l'idiozia di chi si illude di sporcare così la memoria del nostro Paese".

Di fatto "ripugnante" parla il senatore della Lega Roberto Calderoli secondo il quale, la vicenda "è anche un inquietante termometro di un escalation di rigurgito eversivo che lo Stato sta sottovalutando". Mentre Maria Stella Gelmini di Forza Italia evidenzia il "clima pesante di fronte al quale sono ancora poche le voci indignate che si levano".

A tutti, politici compresi, risponde con parole dure Maria Fida Moro, primogenita del presidente della Dc, che parla senza mezzi termini di una "diretta responsabilità dello Stato che sembra fare finta di niente da quaranta anni".

"Sia l'assenza di diffusione dei risultati dell'importante lavoro della Commissione d'inchiesta sulla morte di Moro - prosegue - diffusione che tanto gioverebbe alla consapevolezza della realtà di tutti i cittadini, che la mancata applicazione della legge in favore delle vittime del terrorismo anche per mio padre, da parte delle istituzioni dello Stato, sono atti di ingiustizia che frantumano il tessuto sociale, creando dolore ed ulteriore ingiustizia".

"Se, invece, si sceglie di privilegiare pessimi esempi, non ci si può stupire degli inevitabili risultati dannosi. La legalità non dipende tanto dalle leggi quanto dal sentire ed ascoltare la voce del proprio cuore" conclude.

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Scritto da 
  • Alessandra Lemme
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