Mercoledì 27 Aprile 2016 - 15:30

Milano, narcotrafficanti preferiscono Olanda a 'ndrine

E' quanto emerso dalle indagini che oggi hanno portato all'arresto di 31 persone in un blitz antidroga

Milano, narcotrafficanti preferiscono Olanda a 'ndrine

Sono due i gruppi criminali dediti al traffico internazionale di droga scoperti dalla squadra mobile di Milano, uno italiano e l'altro albanese, e 31 le ordinanze di custodia cautelare, di cui 29 in carcere e 2 ai domiciliari, emesse dal gip del tribunale di Milano su richiesta della Procura della repubblica del capoluogo lombardo, di cui 27 eseguite questa mattina in Lombardia, Sicilia e Albania. Ai narcotrafficanti, secondo quanto emerso in sei mesi di indagine, da gennaio 2014 a luglio dello stesso anno, non piaceva la droga dei fornitori delle 'ndrine calabresi: perché acquistare da loro cocaina, pensavano, se si riusciva a trarre maggiore guadagno acquistandola direttamente nei Paesi Bassi e Belgio, in particolare in Olanda, a prezzo minore e di qualità superiore. "La criminalità albanese dedita alla droga si sta espandendo in Italia, prendendo il posto delle classiche 'ndrine calabresi", ha spiegato oggi in conferenza stampa in questura Andrea Olivadese, funzionario della sezione Narcotici della squadra mobile di Milano. 

"Almeno per questa indagine bisogna sfatare il mito del monopolio assoluto della 'ndrangheta nel mondo dello spaccio: le compagini albanesi coese al loro interno in questi anni si sono ramificate in tutta la Lombardia", spiega Olivadese.
"Inoltre - aggiunge il funzionario della Narcotici - gli albanesi godono di un ricambio generazionale più facile, mentre gli italiani nascono e crescono qua". Ed è così che i due gruppi criminali si erano organizzati in proprio, facendo del porto di Rotterdam la loro base logistica per lo stoccaggio, e affidando il trasporto dello stupefacente ad autotrasportatori che la smistavano in varie città italiane. In tutto ciò gli albanesi occupavano una posizione di maggior rilievo: coordinavano l'acquisto e decidevano a quali fornitori affidarsi. Gli italiani invece, oltre al trasporto della coca, si occupavano dell'importazione di hashish dal Marocco, che veniva venduto a Milano, Monza, Bergamo, Brescia, Varese, Como e Siracusa. "Il controllo del territorio sta cambiando nel tempo: i gruppo albanesi e Rom hanno saputo sfruttare l'attenzione che ultimamente gli inquirenti hanno posto su altre indagini, ad esempio la 'ndrangheta, per farsi spazio", spiega il procuratore aggiunto Riccardo Targetti commentando l'operazione di cui è uno dei coordinatori, denominata 'Dexter' per la somiglianza di uno degli agenti coinvolti nell'indagine con un noto personaggio di una serie televisiva poliziesca statunitense.

Il blitz è scattato alle prime ore dell'alba. Tra le persone arrestate, di cui 9 in flagranza del 2014, ci sono anche 3 donne: una di loro spacciava nel suo negozio di parrucchiera. L'indagine nasce dall'assalto a un camion portavalori comandato da un carcere siciliano: dalla sua cella un detenuto aveva dato l'ordine a due compaesani, indicando il luogo e le modalità dell'azione. Nei fatti quella rapina non è mai avvenuta, ma alcune fonti confidenziali della polizia in quell'occasione avevano raccontato della sua programmazione in cui sarebbero stati implicati anche dei narcotrafficanti, su cui si è poi concentrata l'indagine. "L'assalto al portavalori poteva sembrare una casualità, e invece dal gruppo di rapinatori si è seguita la pista del narcotraffico che in prima battuta ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina nascosti nella cabina di un tir", ha aggiunto il procuratore Targetti.

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A volte tra i due gruppi o all'interno degli stessi si creavano dei malumori, soprattutto quando capitava che le forze dell'ordine sequestravano qualche chilo di droga: in quel caso, per decidere chi ne avrebbe rimesso economicamente, tiravano fuori le pistole e risolvevano armi in pugno le controversie interne. "A differenza di quanto accade spesso in Italia, in Albania nonostante le organizzazioni criminali si stiano rafforzando sta aumentando anche la collaborazione che permette il contrasto del fenomeno", afferma Stefania Ferrari, dirigente della squadra mobile di Milano. Una delle armi, seminautomatica con munizioni, è stata sequestrata il 14 maggio 2014 a M. G. W., finito in manette quello stesso giorno a Vardellino in provincia di Bergamo il 14 maggio. Questa mattina a Carugate nella casa del 31enne M. F., arrestato, è stato sequestrato un ordigno eplosivo, una bomba carta da 1,4 chili, oltre a 7800 euro in contanti e 300 grammi di marijuana. Delle donne arrestate una di loro, la 67enne C. M., da questa mattina si trova in carcere ed è la decima volta che finisce in manette per droga; le altre due, G. A. di 29 anni e T. D. di 49, si trovano ai domiciliari: la prima è figlia e fidanzata di altri due arrestati A. G. A. di 64 anni e il 36enne M. W. G., e la seconda avrebbe messo a disposizione della banda criminale il suo negozio di parrucchiera. "Un'intera famiglia dedita al narcotraffico è stata colpita dalla polizia: figlia, padre, fidanzato, tutti dediti al narcotraffico", commenta il pm Marcello Musso che ha coordinato l'indagine assieme al procuratore Targetti.

Questa mattina sono stati sequestrati preventivamente 2 immobili e un'automobile. Gli arresti in flagranza si sono succeduti nel corso del 2014. Il 13 marzo a finire in manette è l'autotrasportatore 51enne C. S. G., fermato sull'autostrada A1 vicino a Lodi con 15 chili di hashish nascosti nel tir. Il 20 marzo dello stesso anno a Cinisello Balsamo vengono arrestati C. B. di 57 anni, A. M. di 35 e M. P. di 23: a loro la polizia sequestra 150 grammi di cocaina. Il 3 giugno a Brugherio e a Paderno Dugnano il 64enne A. G. A e il 29enne M. P. D. P finiscono in carcere per 1 chilo di cocaina e 700 grammi di marijuana. Infine a Ponte Chiasso, nel comasco, viene arrestato F. L. di 50 anni a cui vengono sequestrati 7,5 chili di cocaina.

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