Venerdì 24 Giugno 2016 - 14:45

Milano, fuga dal carcere: due giovani detenuti evadono dal Beccaria

Uno è minorenne, erano fuori in permesse

Milano, fuga dal carcere: due giovani detenuti evadono dal Beccaria

Due ragazzi detenuti nel carcere Beccaria di Milano, di cui uno minorenne, sono riuscit a scappare dalla struttura carceraria. E' successo martedì sera verso le 19. Ad oggi i giovani non sono ancora stati ritrovati. Lo denuncia il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria che, in una nota, scrive: "E' impensabile inserire detenuti di venticinque anni nei penitenziari minorili, come è previsto oggi dalla legge, perché è impensabile far convivere negli stessi ambienti carcerari adulti di venticinque anni con bambini di quattordici". I due ragazzi stavano rientrando da un permesso assieme a un insegnante e a un'operatrice. Arrivati a meno di un chilometro dal Beccaria, sono fuggiti a piedi mettendosi a correre.

"L'operatrice ha immediatamente avvisato il personale di polizia penitenziaria in servizio che, immediatamente, si è attivato per la cattura dei fuggitivi, anche informando le altre forze di polizia sul territorio", spiega in una nota Alfonso Greco, segretario del Sappe Lombardia. All'interno del carcere i due ragazzi lavoravano e, nonostante potessero accedere da tempo ai permessi, gli educatori ne avevano ritardato l'uscita perché ritenevano che non fossero pronti. "La loro fuga è la prova che dovevano aspettare ancora. Queste - conclude Greco - sono le conseguenze dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della polizia penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno".

In merito all'accaduto interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe: "Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di polizia penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per far funzionare i sistemi antiscavalcamento, potenziando i livelli di sicurezza delle carceri". Aggiunge Capece: "Altro che la vigilanza dinamica, che vorrebbe meno ore i detenuti in cella senza però fare alcunché. Al superamento del concetto dello spazio di perimetrazione della cella e alla maggiore apertura per i detenuti deve associarsi la necessità che questi svolgano attività lavorativa e che il personale di polizia penitenziaria sia esentato da responsabilità derivanti da un servizio svolto in modo dinamico, che vuol dire porre in capo a un solo poliziotto quello che oggi fanno quattro o più agenti, a tutto discapito della sicurezza". Sottolinea il sindacalista: "Da quando sono stati assegnati detenuti adulti, per effetto di una recente legge, questi si comportano con il personale di polizia e con alcuni minorenni ristretti con prepotenza e arroganza, caratterizzando negativamente la quotidianità penitenziaria".

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