Domenica 18 Settembre 2016 - 23:00

Disabili, ecco come funziona il trust del 'Dopo di noi'

Intervista all'avvocatessa Francesca Romana Lupoi, vicepresidente dell'associazione 'Il trust in Italia'

Disabili, ecco come funziona il trust del 'Dopo di noi'

Assicurare un futuro al figlio disabile dopo la propria morte, mettendo a disposizione una casa o un patrimonio. Ma se lui, o lei, non può gestirlo come fare? Serve una persona di fiducia, che prenda in carico il patrimonio assumendosi contemporaneamente precisi impegni. E' questo che viene disciplinato dalla legge 112 del 22 giugno 2016, nota come legge 'Dopo di noi'.

In pratica cosa stabilisce? Lo abbiamo chiesto all'avvocatessa Francesca Romana Lupoi, vicepresidente dell'associazione 'Il trust in Italia' (www.il-trust-in-italia.it), tra le artefici del provvedimento, esperta che ha contribuito al testo fin dall'inizio. "Io sono vicina all'onorevole Argentin", racconta, riferendosi alla deputata Pd affetta da amiotrofia spinale da sempre in prima linea per la difesa dei diritti dei disabili. "Mi ha chiamato sapendo che ero esperta di trust - spiega - e mi ha proposto di inserire il trust nella legge. La relatrice del provvedimento Elena Carnevali, poi, mi ha coinvolto in alcune riunioni preliminari e poi sono stata sentita in alcune audizioni come esperta di diritto".

Il trust, spiega, serve a costruire una cornice legale che garantisca che l'impiego della casa o del patrimonio lasciato dal genitore andrà effettivamente a beneficio del disabile. Prima di tutto va chiarita una cosa. La proprietà non viene intestata al disabile direttamente ma a un terzo soggetto, che può essere una persona, una associazione o un gruppo di parenti. Questo soggetto terzo è quello che viene definito 'trustee', termine inglese che significa 'fiduciario'. "Il disabile è solo il beneficiario esclusivo, non il proprietario", sottolinea Lupoi. Il trustee è nominato dal disponente, cioè il genitore che decide di creare l trust. "Il trustee - spiega ancora l'esperta - assume una serie di obbligazioni, che deve svolgere in assenza totale di conflitto di interesse a vantaggio del soggetto beneficiario".

Ma quando il genitore muore, chi controlla che il trustee si comporti bene e non approfitti della propria posizione? "Un'altra figura, quella del guardiano". Si tratta di una figura obbligatoria, nominata sempre dal disponente. Il quale ha grandi poteri: non solo controlla l'operato del trustee, ma può arrivare a rimuoverlo. "Il trustee - spiega Lupoi - si trova a fare delle scelte importanti. Ipotizziamo che debba valutare se il disabile debba cambiare la casa-famiglia. In questi casi consulta il guardiano".

La chiave della questione quindi sta tutta nel nominare le persone giuste. E quando il benificiario, ovvero la persona disabile, muore? A quel punto il patrimonio residuo passa di mano. A scegliere a chi andrà è sempre il disponente, alla creazione del trust. Può trattarsi di un altro figlio non disabile, di un parente o di una associazione. Solo su questo passaggio finale si pagherà la tassa di successione prevista dall'ordinamento, dalla quale è invece esente il trust. Il provvedimento infatti introduce diverse agevolazioni fiscali, allo scopo di favorire il disabile, incluse quelle per la stipula di una assicurazione sulla vita del genitore che sia a beneficio del figlio.

Ma il trust non è l'unico strumento a disposizione per gestire la difficile situazione patrimoniale di un figlio disabile. C'è il contratto di affidamento fiduciario, già previsto dall'ordinamento. Si tratta di un patto tra affidante e affidatario. "In questo caso c'è una negoziazione tra le parti, c'è molta libertà e la legge stabilisce solo i requisiti formali per avere le agevolazioni fiscali", spiega Lupoi. Un altro strumento è poi la costituzione di un vincolo di destinazione, prevista dall'articolo 2645-ter del codice civile.

Cosa ha a questa vicenda a che vedere con la creazione di una casa-famiglia nella quale inserire la persona disabile, che è l'altro grande tema del 'Dopo di noi'? "Niente - chiarisce l'esperta - questa è sostanzialmente una alternativa alla casa-famiglia. La famiglia deve capire qual è il progetto più adatto nel proprio caso. Se il disabile non vuole o non può muoversi da casa, si fa il trust per assicurare che possa restarci tutta la vita".

Se una famiglia è interessata a questo percorso, da che parte può iniziare? "Io faccio volontariato al municipio 9 di Roma, due venerdì al mese - spiega -. Mi occupo di trust per la disabilità da tanto tempo, le famiglie mi raccontano le loro situazioni e do qualche consiglio. E chi vuole naturalmente può venire anche in studio". Il municipio è molto attivo su questo fronte e tutte le informazioni si possono trovare sul sito www.municipio9handicap.it/It/dopodinoi.aspx.

Ma il trust può essere utile anche per altre possibili strade. Se alcune famiglie con figli disabili, per esempio, scelgono di dare comprare una casa in comune per dare vita a una casa-famiglia possono utilizzare lo strumento del trust. E potrebbe servire anche per dare vita a ipotesi di co-housing, realtà meno direttamente collegata alla questione della disabilità. "E' una forma di condivisione - spiega Lupoi - con la quale si mettono in comune spazi come la camera da pranzo, o l'auto. Ci si mette d'accordo per esempio per avere un appuntamento unico col medico, che visita tutti. Condividendo e aiutandosi, i costi vengono ridotti. E' una coabitazione solidale".

"A Roma - segnala - ci sono due esempi di co-housing, uno sulla Bufalotta e uno sulla Cassia. A Milano c'è un'altra esperienza simile. A Padova c'è la fondazione Opera Immacolata Concezione onlus, una realtà bellissima, che dall'estero ci copiano, creata dall'economista Angelo Ferro". Si tratta una delle più rilevanti organizzazioni non-profit europee, con oltre 1.500 dipendenti di 29 diverse nazionalità. "Hanno creato - racconta Lupoi - una struttura fatta di casette basse piccoline, tutte collegate. Ci sono case per anziani e un asilo con i bimbi che si fanno compagnia a vicenda. C'è la palestra, ristoranti in comune, una officina. Dovremmo essere più capaci di sviluppare questo tipo di realtà, anche la nuova legge cita il co-housing, potrebbe essere un grande strumento di integrazione anche per i disabili".
 

Scritto da 
  • Fabio De Ponte
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