Mercoledì 01 Giugno 2016 - 08:15

Cei contro Viminale: No a hotspot galleggianti salviamo migranti

Monsignor Galantino intervistato da Repubblica si schiera con il vescovo di Ventimiglia e invita i Paesi Ue a offrire un futuro ai profughi

La Cei contro Viminale: No a hotspot galleggianti, salviamo i migranti

"L'hotspot è una riedizione in brutta copia dei luoghi di trattenimento di persone. Le Organizzazioni internazionali a tutela dei diritti umani, come anche la Fondazione Migrantes e la Caritas Italiana, hanno già ricordato che i migranti salvati in mare hanno il diritto, sulla base di una storia personale e non di una lista di cosiddetti 'Paesi sicuri', di presentare domanda d'asilo e al ricorso se una domanda non venisse accolta. Sulle navi questo percorso di protezione internazionale non è possibile". Lo sostiene monsignor Nunzio Galantino, segretario della Cei, intervistato sull'edizione odierna di 'La Repubblica', dove si schiera contro la posizione del Viminale che ha annunciato un hotspot in mare per identificare i migranti.

 

Galantino si schiera con il vescovo di Ventimiglia, che ha scongiurato lo sgombero dei profughi dando il benestare a una parrocchia per accogliere i migranti. Stiamo "naturalmente dalla parte del vescovo, come delle diocesi, delle parrocchie, degli istituti religiosi che - aderendo all'appello del Papa del 6 settembre scorso - hanno messo a disposizione oltre 2mila strutture per ospitare più di 23mila richiedenti asilo e rifugiati, quasi 5mila dei quali solo grazie ai contributi dei fedeli. In collaborazione con i comuni italiani, cerchiamo inoltre di favorire sul territorio un'accoglienza diffusa, attraverso un accompagnamento personalizzato dei 120mila giovani che sono arrivati tra noi".

 

Monsignor Galantino offre una soluzione per arginare il problema: "L'accoglienza dei richiedenti asilo dev'essere strutturata in tutti i 28 Paesi europei. Non si possono, infatti, salvare le persone e poi non offrirgli una possibilità di futuro. Una seconda azione concreta rimane quella di organizzare "corridoi umanitari". Poi, nell'intervista aggiunge: "Una terza azione concreta riguarda la possibilità di offrire un permesso di protezione umanitaria a tutti i migranti ospitati in strutture da oltre un anno".

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