“Il grosso delle imprese usa l’intelligenza artificiale (il 48%) la usa fondamentalmente per scopi individuali, quindi non l’ha ancora interiorizzata per efficientare e normalizzare e rendere meno costosi i propri processi industriali. C’è purtroppo un 20% che non è ancora digitalizzata. Il resto delle imprese, la differenza, sostanzialmente sono partite, tendenzialmente tra 1 e 2 anni fa e stanno interiorizzando l’intelligenza artificiale anche all’interno dei processi e in piccolissima parte all’interno del cosiddetto modello di business, ovvero all’interno dell’evoluzione, dell’innovazione dei prodotti di servizi che vogliono erogare”. Lo ha detto il direttore generale di Nomisma, Andrea Bontempi, a margine della presentazione della ricerca AI.DEA – L’adozione dell’Intelligenza Artificiale nelle PMI italiane, realizzata da Nomisma con il sostegno di UniCredit e presentata oggi alla prima edizione di AI.DEA – Forum di Varignana a Castel San Pietro Terme (Bologna). La ricerca rileva che complessivamente, due imprese su tre non utilizzano l’AI in modo strutturato. Più che di resistenza, però, si tratta di attesa: il 45% di chi non ha ancora integrato l’intelligenza artificiale prevede di farlo entro due anni. Il 22% ha automatizzato singole attività, l’8% ha sviluppato processi AI-driven e appena il 4% la impiega per trasformare il proprio modello di business. La chiave di lettura della ricerca è che tale modello proprietario non misura il grado di adozione dell’AI, ma la profondità del cambiamento organizzativo che essa genera: uno strumento di orientamento per le imprese, più che di valutazione. Il quadro cambia tra le aziende che hanno superato la fase informale: il 78% ha avviato un processo per individuare nuovi ambiti di utilizzo, il 73% ha integrato, almeno parzialmente, l’AI con i sistemi aziendali e il 60% ne misura gli impatti o sta definendo indicatori specifici. Resta però il problema dell’integrazione digitale: il 43% delle Pmi utilizza sistemi che non dialogano tra loro e soltanto il 5% ha raggiunto una digitalizzazione completa e integrata. “Sicuramente un tema fondamentale è ‘formazione, formazione, formazione’, dove non stiamo parlando solo dei ragazzi giovani per dedicati all’intelligenza artificiale, ma anche a un percorso di rinnovamento dei manager e dei quadri delle imprese – che magari sono dei profondi conoscitori dell’organizzazione e dei processi dell’azienda – che devono imparare a dialogare con queste nuove tecnologie per capire come riorganizzare i processi. L’impresa deve imparare come si fa innovazione e cosa c’è sul mercato nelle startup e nel mondo dell’innovazione. L’innovazione deve capire cosa serve all’impresa, cosa è vendibile e come si può portare avanti questo tipo di cambiamento”, ha spiegato Bontempi. Dalla ricerca emerge che la mancanza di competenze interne è indicata dal 50% delle Pmi come principale ostacolo all’adozione dell’intelligenza artificiale e il 57% individua proprio nel loro rafforzamento la leva più importante per accelerarne la diffusione. Eppure, ad oggi, sette aziende su dieci non hanno ancora attivato percorsi di formazione sull’AI e soltanto l’8% offre programmi avanzati e continuativi. Sul fronte degli investimenti, il 56% delle PMI che utilizzano l’AI o prevedono di introdurla destina meno dello 0,5% del fatturato, mentre il 23% non prevede risorse specifiche. Senza benefici chiari, l’investimento non entra nemmeno tra le priorità aziendali: il 36% delle imprese non riconosce ancora un’utilità chiara dell’intelligenza artificiale per il proprio business. Ne deriva un margine di crescita ancora inespresso che business case solidi e risultati misurabili possono tradurre in investimenti. Tra i pilastri fondamentali che impresa e ricerca devono seguire Bontempi per primi mette i dati: “Il cibo dell’intelligenza artificiale sono i dati, quindi occorre che le imprese si mettano nella condizione di avere sistemi integrati che producano dati attendibili, realistici e autentificati. Il secondo tema è la “governance. È opportuno fare il piano regolatore e poi iniziare a sviluppare i vari quartieri e i vari cantieri di dettaglio. È chiaro che il piano regolatore si porta dietro le cosiddette ‘opere di urbanizzazione’. E questo è un po’ un tema importante, quindi le infrastrutture, i dati e la governance dei processi di dell’intelligenza artificiale vanno messe in piedi”, ha osservato. Infine, “adottare l’intelligenza artificiale non è un progetto, ma è un percorso, quindi bisogna costruire tanti progetti collegati tra loro e gestire l’evoluzione”.
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