“Messaggio per la Flotilla? Era per quello, sono straordinariamente solidale, ma ho un’ammirazione e una stima gigante per le persone che vanno a fare questa cosa, rischiando grossissimo, perché ti prende l’esercito”. Così Dutch Nazari, dopo aver ricordato dal palco del concerto del primo maggio a Roma quanto sta avvenendo alla Global Sumud Flotilla in viaggio verso Gaza. “Io nelle canzoni metto messaggi, però appunto, le canzoni mischiano un po’ intrattenimento e contenuto, quindi chi cerca l’intrattenimento rischia di perdersi l’altra cosa. Se dici una cosa parlando arriva più chiara e mi sembrava fosse importante dare quel messaggio”, continua l’artista, secondo cui “la musica, nella misura in cui ambisce ad essere arte, deve comunicare un principio di verità che deriva dall’artista”. Gli fa eco Nico Arezzo, che a margine della sua esibizione ha raccontato: “la scorsa settimana ho avuto la fortuna di suonare prima della partenza della Flotilla. Prima di salire su questo palco pensi a tantissime cose che si possono dire, in realtà è difficile. Ti senti responsabile e io nel mio piccolo ho provato a portare la mia battaglia personale, cioè quella di cercare di far capire che un quadro è bellissimo, ma bisogna far sì che chi fa il quadro possa avere gli strumenti giusti per farlo”. Questo vale “sia per l’arte emergente, sia per le altre attività, come quelle pro-pal”. Da questo punto di vista, “l’unico messaggio che posso lanciare, con la fortuna di poterlo amplificare da questo palco è che bisogna partecipare”. Al coro si unisce anche Francamente, che dopo essere scesa dal palco dichiara: “Quando si inizia a infrangere il diritto internazionale è difficile tornare indietro. È quindi nostro dovere tenere l’attenzione alta. Quello che sta succedendo in Palestina è genocidio ed è giusto che si alzi la testa e la voce”, conclude.
