Mafia, droga e racket nel mandamento di Brancaccio: 32 fermi a Palermo

Carabinieri e polizia hanno eseguito 32 provvedimenti di fermo a Palermo nel mandamento mafioso di Brancaccio. Gli investigatori, coordinati dal procuratore Maurizio de Lucia, contestano ai fermati, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa, traffico e spaccio di stupefacenti ed estorsione aggravata. La principale novità emersa nell’indagine è che i boss di Brancaccio avevano messo le mani sul business delle case vendute alle aste giudiziarie, grazie anche all’aiuto di un consulente insospettabile, una sorta di broker di cosa nostra al servizio del mandamento che fu dei fratelli Graviano ma anche delle altre cosche cittadine. Tra i fermati c’è anche il boss Nino Sacco, scarcerato nel maggio del 2024 dopo 15 anni e 4 mesi di carcere, che stava ricostruendo il mandamento nella zona Sud della città, falcidiato dalle precedenti operazioni antimafia. La famiglia di Brancaccio era invece retta da Matteo Scrima, tornato in libertà dopo 8 anni, nel giugno 2018. Dalle indagini è emerso anche che, dopo anni di silenzio e connivenza, qualche commerciante ha deciso di denunciare i suoi estorsori. Le indagini hanno svelato anche la figura di Giuseppe Vulcano, il broker finanziario delle cosche palermitane, attivissimo nel consigliare investimenti, e strategie per reinvestire i soldi di racket e droga. Vulcano è accusato di associazione mafiosa.