“La nostra è una storia lunga una vita, che è diventata una cultura dell’accoglienza. In 40 anni abbiamo fatto quattro conti, siamo sui 150 mila persone accolte, tra malati e familiari accompagnatori. Ci riferiamo al fenomeno della migrazione sanitaria, e al loro bisogno di accoglienza. Negli ultimi anni ci siamo assestati sui 6000 ospiti all’anno per oltre 40mila notti di accoglienza. Offriamo non solo un posto letto, ma la cura della persona in un periodo così grave e delicato. Lo facciamo grazie ai 120 volontari, agli operatori e ai consulenti professionali diamo risposta ai bisogni dei nostri ospiti”. Sono le parole di Stefano Gastaldi, direttore di CasAmica, che da metà degli anni Ottanta dà ospitalità a chi deve spostarsi da una città, o addirittura da una regione, all’altra per accedere a cure sanitarie. “Parliamo – aggiunge – di un fenomeno che nasce per via di una disuguaglianza sociale. In molte regioni del sud non ci sono centri di eccellenza a cui riferirsi in caso di necessità, e questo è un problema non di malasanità ma di mancanza di strutture. chiaramente parliamo di migrazione sanitaria complessa, dove la malattia è molto seria e a rischio c’è la vita, dove lo spostamento è di diverse centinaia di chilometri, con periodi lunghi e ripetuti nell’anno”. Gastaldi spiega che le richieste maggiori delle famiglie sono “di avere un posto dove stare, sicuro, dignitoso e soprattutto economicamente accessibile, purtroppo Milano con i prezzi che ha spesso non lo è. Magari le famiglie non hanno un problema economico in partenza, non è che tutti quelli che arrivano sono poveri, ma il problema si può porre con l’andare avanti del percorso. Si può ammalare un bambino, un papà, una mamma: ci sono esperienze virtuose con i colleghi di lavoro che rinunciano alle ferie per donarle a chi ha bisogno, ma ci sono anche le esperienze in cui dopo sei mesi di malattia ti lasciano a casa” dal lavoro.
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