La tv di Stato iraniana ha confermato la morte della Guida Suprema Ali Khamenei, ucciso nei primi attacchi lanciati ieri all’alba da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. I raid, che hanno colpito il cuore di Teheran, hanno provocato circa 200 morti. Uccisi anche la figlia, il genero e del nipote di Khamenei. Dopo l’ondata iniziale di bombardamenti, anche oggi sono stati segnalati nuovi attacchi in diverse città iraniane. Teheran ha reagito con il lancio di missili su Tel Aviv e contro basi americane nel Golfo, da Doha a Manama e Kuwait City, mentre a Dubai sono stati colpiti un edificio a Palm Jumeirah e l’aeroporto internazionale. Chiuso lo Stretto di Hormuz, snodo chiave per il traffico petrolifero mondiale. Al Consiglio di Sicurezza dell’Onu l’ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha parlato di “aggressione premeditata”. A Washington il presidente Donald Trump ha invitato gli iraniani a “riprendersi la libertà”, sostenendo che i raid proseguiranno fino alla pace in Medio Oriente: “Ci sono buoni candidati per guidare Paese”, ha detto in un’intervista.
