“Ad essere onesti, c’erano alcune offerte, e una delle offerte era di portare un casco neutro da usare in gara. Quindi mio padre avrebbe portato via il casco con le foto alla partenza e io avrei infilato un altro casco. Poi in qualche modo il casco sarebbe stato teletrasportato a me al traguardo, per poi usarlo nella zona mista. Io le ho anche detto che okay, se sei preoccupata per il campo di gara, allora cercherò di essere veloce sulla pista, in modo che nessuno possa vedermi e poi mi guarderanno al traguardo o alla partenza. Ma all’improvviso, anche questa non era una soluzione per la signora Coventry, e ora siamo in questa situazione”. Così l’atleta ucraino di skeleton Vladyslav Heraskevych, squalificato dai Giochi di Milano-Cortina dopo aver rifiutato l’ultima richiesta del Comitato Olimpico Internazionale di utilizzare un casco diverso da quello che onora gli atleti caduti nella guerra con la Russia, incontrando i giornalisti durante una conferenza stampa al consolato generale ucraino di Milano. “Siamo adulti maturi e mostro anche il mio rispetto perché capisco che è una persona storica nella vita del CIO. È la prima donna presidente e lo apprezzo davvero – ha proseguito – Tutto sommato è stata una conversazione abbastanza direi amichevole. Io credo di non aver violato nessuna regola e credo anche che abbiamo avuto questa attenzione tutti questi giorni perché le persone capiscono che siamo dalla parte giusta, che non abbiamo violato nessuna regola e penso che sia la cosa più importante. Io andrò avanti e se il ricorso al TAS non funziona allora andremo avanti con altro”, ha concluso.
