Il Papa apre le porte del Vaticano alle associazioni Lgbt

Una delegazione, accompagnata, dall'Istituto de Derecho Humanos, ricevuta dal sottosegretario di Stato, cardinale Parolin che ha ribadito le posizioni della Chiesa "sulla dignità delle persone e ogni forma di violenza"

Correndo il rischio di attirarsi ancora le polemiche della frangia conservatrice della Curia, Bergoglio apre le porte del Vaticano a un gruppo di associazioni Lgbt, che però non incontra personalmente. È il segretario di Stato ad ascoltare, per un'ora abbondante, le istanze del gruppo.

Ora il cardinale Pietro Parolin ha nelle mani un dossier che consegnerà al Pontefice: sono i risultati preliminari di uno studio dell'Instituto Interamericano de Derecho Humanos (Iidh), vicino al movimento Lgbt sulla criminalizzazione dei gay nei paesi dei Caraibi.

"Il Cardinale Parolin ha ribadito la posizione della Chiesa cattolica in difesa della dignità di ogni persona umana e contro ogni forma di violenza", fa sapere il portavoce del Papa, Alessandro Gisotti. Gli attivisti sembrano soddisfatti dell'incontro, anche se non nascondono una certa delusione per non aver potuto parlare direttamente con Francesco: "Speravamo di vederlo, ma alla fine non era più disponibile", confessano. "Possiamo solo immaginare che avesse questioni di Stato che richiedevano la sua presenza. Forse lo vedremo la prossima volta". Però, assicurano, Parolin è stato "molto recettivo".

Lo studio che l'associazione ha consegnato al 'primo ministro' del Vaticano sarà pubblicato intorno a febbraio del prossimo anno. Analizza le leggi che criminalizzano l'omosessualità e gli atteggiamenti discriminatori diffusi nella società in dieci paesi dei Caraibi. Secondo i promotori, la Chiesa cattolica ha delle responsabilità. La richiesta di incontrare Francesco è arrivata dopo un intervento diretto del Papa che è stato decisivo in Belize.

Nel Paese centramericano, la Chiesa locale aveva impugnato la decisione della Corte Suprema di dichiarare incostituzionale la criminalizzazione degli omosessuali. Leonardo Raznovich, dell'Iidh, racconta che solo la mediazione di Bergoglio, interpellato dall'associazione, ha consentito che la Chiesa ritirasse il suo appello. Oggi il Belize non è più tra i Paesi che criminalizzano gli omosessuali. "È stato a quel punto che ci siamo domandati: su che posizioni sta il Vaticano?".

Sembra che il Papa stesso, dopo essere intervenuto sul caso Belize, abbia voluto sapere di più della ricerca: "Questo è il motivo per cui oggi siamo qui". L'obiettivo primario, però, era che la Santa Sede desse un messaggio chiaro, dissociandosi da chi criminalizza, demonizza, discrimina le persone omosessuali. Missione compiuta.

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