“Il Concistoro straordinario: momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa” e non un momento per “promuovere ‘agende’ – personali o di gruppo“. Lo ha detto Papa Leone XIV nel corso dell’omelia della messa Concistoro straordinario in Vaticano. “Come sappiamo, la parola Concistoro, Consistorium, ‘assemblea’, può essere letta alla luce della radice del verbo consistere, cioè ‘fermarsi’. E in effetti tutti noi ci siamo ‘fermati’ per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo. Questo è già in sé un gesto molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo. Ricorda infatti l’importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l’aria invano”.
“Non siamo un team di esperti, ma una comunità di fede”
“Il nostro Collegio, pur ricco di tante competenze e doti notevoli, non è infatti chiamato ad essere, in primo luogo, un team di esperti, ma una comunità di fede, in cui i doni che ciascuno porta, offerti al Signore e da Lui restituiti, producano, secondo la sua Provvidenza, il massimo frutto”. Lo ha detto Papa Leone XIV nel corso dell’omelia della messa del Concistoro straordinario. “Il nostro ‘fermarci’ – ha detto ancora il Papa -, allora, è anzitutto un grande atto d’amore – a Dio, alla Chiesa e agli uomini e alle donne di tutto il mondo -, con cui lasciarci plasmare dallo Spirito: prima di tutto nella preghiera e nel silenzio, ma poi anche nel guardarci in volto, nell’ascoltarci a vicenda e nel farci voce, attraverso la condivisione, di tutti coloro che il Signore ha affidato alla nostra sollecitudine di Pastori, nelle più svariate parti del mondo. Un atto da vivere con cuore umile e generoso, nella consapevolezza che è per grazia che siamo qui, e che non c’è nulla, di ciò che portiamo, che non abbiamo ricevuto, come dono e talento da non lasciar andare sprecato, ma da investire con accortezza e coraggio”.
“Aiutiamoci e aiutatemi davanti a umanità affamata di bene e di pace”
C’è la necessità di aiutarsi reciprocamente “e in particolare aiutare il Papa a trovare i ‘cinque pani e due pesci’ che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell’amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario” nel contesto di “una umanità affamata di bene e di pace, in un mondo in cui sazietà e fame, abbondanza e miseria, lotta per la sopravvivenza e disperato vuoto esistenziale continuano a dividere e ferire le persone, le nazioni e le comunità”. Lo ha detto Papa Leone XIV nel corso dell’omelia della messa del Concistoro straordinario in Vaticano. “Carissimi, ciò che offrite alla Chiesa nel vostro servizio, a tutti i livelli, è qualcosa di grande e di estremamente personale e profondo, unico per ciascuno e prezioso per tutti; e la responsabilità che condividete con il Successore di Pietro è grave e onerosa” ha aggiunto il Papa che ha concluso l’omelia ringraziando “di cuore” i porporati presenti.

