Papa: “Chi si stanca di dialogare si stanca di sperare nella pace”

Papa: “Chi si stanca di dialogare si stanca di sperare nella pace”
Papa Leone XIV (foto AP/Gregorio Borgia)

“Chi si stanca di dialogare, si stanca di sperare la pace”. Così Papa Leone XIV ricevendo in udienza i partecipanti al Giubileo della Diplomazia Italiana. “A questo proposito, Signore e Signori, rievoco con voi l’accorato appello che San Paolo VI rivolse all’Assemblea delle Nazioni Unite esattamente sessant’anni fa – spiega – Quel che unisce gli uomini, notava il mio venerato Predecessore, è un patto suggellato ‘con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell’intera umanità!’. Sì, la pace è il dovere che unisce l’umanità in una comune ricerca di giustizia. La pace è l’intento che dalla notte di Natale accompagna tutta la vita di Cristo, fino alla sua Pasqua di morte e risurrezione. La pace è il bene definitivo ed eterno, che speriamo per tutti”, ha continuato il Papa auspicando che “al fine di custodire e promuovere la pace vera, siate dunque uomini e donne di dialogo, sapienti nel leggere i segni dei tempi secondo quel codice dell’umanesimo cristiano che sta alla base della cultura italiana ed europea”.

“Comprensione reciproca e interculturale è segno accoglienza”

“Non a caso chiamiamo madre la nostra lingua nativa, quella che esprime la cultura della nostra patria, unendo il popolo come una famiglia. Nella propria lingua, ogni Nazione attesta una specifica comprensione del mondo, i valori più alti come i costumi più quotidiani. Le parole sono quel patrimonio comune attraverso le quali fioriscono le radici della società che abitiamo. In un clima multietnico diventa allora indispensabile aver cura del dialogo, favorendo la comprensione reciproca e interculturale come segno di accoglienza, di integrazione, di fraternità. A livello internazionale, questo stesso stile può portare frutti di cooperazione e di pace, a patto che perseveriamo a educare il nostro modo di parlare. Così Papa Leone XIV ricevendo in udienza i partecipanti al Giubileo della Diplomazia Italiana. “Solo quando una persona è onesta, infatti, diciamo che è ‘di parola’, perché la mantiene come segno di costanza e fedeltà, senza voltafaccia. Allo stesso modo, una persona è coerente quando fa quello che dice: la sua parola è il buon pegno che dà a chi la ascolta, e il valore della parola data dimostra quanto vale la persona che la dice”, ha continuato il Papa evidenziando come “il cristiano è sempre uomo della Parola: quella che ascolta da Dio, anzitutto, corrispondendo nella preghiera al suo appello paterno. Quando siamo stati battezzati, è stato tracciato sulle nostre orecchie il segno della Croce, dicendo: ‘Effatà’, cioè ‘Apriti’. In quel gesto, che ricorda la guarigione operata da Gesù, viene benedetto il senso attraverso il quale riceviamo le prime parole di affetto e gli indispensabili elementi culturali che sostengono la nostra vita, in famiglia e nella società. Come i sensi e il corpo, così anche il linguaggio va dunque educato, appunto alla scuola dell’ascolto e del dialogo. Sia essere autentici cristiani, sia essere cittadini onesti significa condividere un vocabolario capace di dire le cose come stanno, senza doppiezza, coltivando la concordia fra le persone. Perciò è nostro e vostro impegno, specialmente come Ambasciatori, favorire sempre il dialogo e tesserlo nuovamente, qualora si interrompesse”, ha concluso.

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