Papa Leone XIV denuncia la “globalizzazione dell’indifferenza” in tema di migranti. “La globalizzazione dell’indifferenza, che Papa Francesco denunciò proprio a partire da Lampedusa, sembra oggi essersi mutata in una globalizzazione dell’impotenza“, ha detto il Pontefice in un videomessaggio per il progetto di candidatura dei ‘Gesti dell’Accoglienza’, le pratiche spontanee di accoglienza degli abitanti di Lampedusa nei confronti dei migranti, come patrimonio culturale immateriale dell’umanità UNESCO. “Davanti all’ingiustizia e al dolore innocente siamo più consapevoli, ma rischiamo di stare fermi, silenziosi e tristi, vinti dalla sensazione che non ci sia niente da fare. Cosa posso fare io, davanti a mali così grandi? La globalizzazione dell’impotenza è figlia di una menzogna: che la storia sia sempre andata così, che la storia sia scritta dai vincitori. Allora sembra che noi non possiamo nulla. Invece no: la storia è devastata dai prepotenti, ma è salvata dagli umili, dai giusti, dai martiri, nei quali il bene risplende e l’autentica umanità resiste e si rinnova”, dice ancora il Santo Padre. “Non c’è giustizia senza compassione, non c’è legittimità senza ascolto del dolore altrui”, le parole di Prevost. “Tante vittime – e fra loro quante madri, e quanti bambini! – dalle profondità del Mare nostrum gridano non solo al cielo, ma ai nostri cuori. Parecchi fratelli e sorelle migranti sono stati sepolti a Lampedusa, e riposano nella terra come semi da cui vuole germogliare un mondo nuovo. Non mancano, grazie a Dio, migliaia di volti e di nomi di persone che vivono oggi una vita migliore e non dimenticheranno mai la vostra carità. Molti di loro sono diventati a loro volta operatori di giustizia e di pace, perché il bene è contagioso“.
“Lampedusa baluardo di umanità”
Nel suo messaggio, Leone XIV ha anche rivolto un “grazie” da parte di “tutta la Chiesa” per la testimonianza di accoglienza nei confronti dei migranti a chi si è mostrato essere un “baluardo di quell’umanità che le ragioni gridate, le paure ataviche e i provvedimenti ingiusti tendono a incrinare”. E ha aggiunto: “La vostra fede e la vostra carità sono ormai note a tutti. È un patrimonio immateriale, ma reale. Il mio ‘grazie’, che è il ‘grazie’ di tutta la Chiesa per la vostra testimonianza, prolunga e rinnova quello di Papa Francesco. Grazie alle associazioni, ai volontari, ai sindaci e alle amministrazioni che nel tempo si sono succeduti; grazie ai sacerdoti, ai medici, alle forze di sicurezza e a tutti coloro che, spesso invisibilmente, hanno mostrato e mostrano il sorriso e l’attenzione di un volto umano a persone sopravvissute nel loro viaggio disperato di speranza“.
“Spero presto a Lampedusa”
Prevost ha inoltre annunciato l’intenzione di andare a Lampedusa, auspicando di essere “presto in presenza, di persona” sull’isola e ricordando il viaggio di Papa Francesco nel 2013.
“Grandi muri tra popoli, serve cultura della riconciliazione”
Serve “una cultura della riconciliazione” per opporsi alla “globalizzazione dell’impotenza”, ha proseguito poi il Papa. “Riconciliarsi è un modo particolare di incontrarsi. Oggi dobbiamo incontrarci curando le nostre ferite, perdonandoci il male che abbiamo fatto e anche quello che non abbiamo fatto, ma di cui portiamo gli effetti. Tanta paura, tanti pregiudizi, grandi muri anche invisibili ci sono tra noi e tra i nostri popoli, come conseguenze di una storia ferita. Il male si trasmette da una generazione all’altra, da una comunità all’altra. Ma anche il bene si trasmette e sa essere più forte! Per praticarlo, per rimetterlo in circolo, dobbiamo diventare esperti di riconciliazione. Bisogna riparare ciò che è infranto, trattare con delicatezza le memorie che sanguinano, avvicinarci gli uni agli altri con pazienza, immedesimarci nella storia e nel dolore altrui, riconoscere che abbiamo gli stessi sogni, le stesse speranze. Non esistono nemici: esistono solo fratelli e sorelle. È la cultura della riconciliazione. Servono gesti di riconciliazione e politiche di riconciliazione. Cari fratelli e sorelle, andiamo avanti insieme su questa strada di incontro e di riconciliazione. Così si moltiplicheranno le isole di pace, diventeranno piloni di ponti, affinché la pace possa raggiungere tutti i popoli e tutte le creature. In questo orizzonte di speranza e di impegno, per l’intercessione di Maria Stella del Mare vi benedico e con tanto affetto vi saluto”, ha concluso, salutando i cittadini di Lampedusa in dialetto dicendo: “O’scià!”.

