“Io mi assumo l’allontanamento fatto di quella persona, che non conoscevo e che è risultata essere Tino Ferrari, militante di Italia Viva, per far sì che la sua incolumità venisse assicurata in quel dato tipo di contesto”. A raccontare la sua versione di quanto accaduto lo scorso 25 aprile a Bologna, durante il corteo organizzato da Potere al Popolo e Usb, è Giacomo Marchetti, responsabile del servizio di autotutela della manifestazione tenutasi nel capoluogo emiliano. “Il corteo era cresciuto in un percorso fatto con tutti i crismi, quindi un appello, un’assemblea, con degli organizzatori, e si era detto esplicitamente quale era il perimetro politico della manifestazione. Non era la manifestazione dell’Anpi, anche se naturalmente qualsiasi persona con la bandiera dell’Anpi poteva partecipare”.
“In questo contesto di grande correttezza si è esposto Renzi – ha proseguito Marchetti – che da vecchio volpone della politica, con la sua spregiudicatezza, ha costruito l’operazione di Salis come possibile candidata del campo largo, e ha sfruttato mediaticamente questo episodio marginale all’interno di un corteo politico di massa per spostare a destra l’asse del campo largo e porsi come perno”. Quindi Marchetti ha ribadito le ragioni per le quali avrebbe allontanato Tino Ferrari: “È stato un allontanamento garbato di una persona che poteva perturbare il corteo, anche perchè non è da escludere che ci fossero provocazioni. Con gli organizzatori del corteo avevamo detto che non avremmo voluto che la festa fosse rovinata da nessuna persona”.
