Cala la scure dell’Ue su Elon Musk: la Commissione Europea ha inflitto alla piattaforma X (ex Twitter), di proprietà del multimiliardario di origine sudafricana, una sanzione da 120 milioni di euro: la prima multa applicata nell’UE ai sensi del Digital Services Act (DSA). La decisione deriva da una violazione degli obblighi di trasparenza imposti alle piattaforme online di grandi dimensioni, chiamate VLOP (Very Large Online Platforms). Il Dsa è un regolamento, entrato in vigore lo scorso 17 febbraio 2024, che stabilisce nuove norme per i servizi digitali, con l’obiettivo di creare un ambiente online più sicuro, proteggere i diritti fondamentali degli utenti e creare condizioni di parità per le imprese.
Le motivazioni della multa
Tre sono le condotte contestate dalla Commissione Europea al social network. Ecco le motivazioni della sanzione:
- Segno di spunta blu ingannevole (45 milioni di euro). Secondo la Commissione, X ha violato il divieto di progettazione ingannevole previsto dal DSA. Il simbolo del segno blu — introdotto come servizio a pagamento — avrebbe fuorviato gli utenti, inducendoli a credere che gli account con la spunta fossero verificati o autentici, mentre non lo erano necessariamente. Questo comportamento è stato considerato ingannevole e contrario alla trasparenza.
- Mancanza di un archivio pubblicitario conforme (35 milioni di euro). Il DSA impone alle piattaforme di rendere pubblico un archivio degli annunci, un database consultabile che mostri tutti gli annunci pubblicati. Questo strumento è essenziale per monitorare la pubblicità politica o truffaldina, specialmente in contesti elettorali. La Commissione ha riscontrato che X non ha garantito un accesso adeguato e trasparente a tale archivio.
- Accesso limitato ai dati per i ricercatori (40 milioni di euro). Il DSA prevede che X debba consentire ai ricercatori indipendenti di accedere ai dati pubblici della piattaforma per studiare fenomeni come la disinformazione, la polarizzazione o la diffusione virale dei contenuti. Il sistema implementato da X è stato giudicato inadeguato e contrario alle norme, poiché non garantiva un accesso reale o efficace a queste informazioni.
“Sanzione proporzionata e dissuasiva”
X è stato informato prima della decisione. Il Dsa prevede la possibilità di multare le piattaforme online di grandissime dimensioni (VLOP) fino al 6% del loro fatturato annuo globale per inosservanza delle sue norme, ad esempio per mancata gestione di contenuti illegali o rischi sistemici. In questo caso, invece, riferisce un alto funzionario Ue, “la sanzione deve essere proporzionata alla violazione e non può superare un tetto massimo. Non importa quale percentuale. Rispetto al patrimonio totale dell’impresa, questa non è come in altri tipi, dove si tratta di una percentuale punitiva del patrimonio totale”, ma è “dissuasiva”.
Oltre a questa sanzione, è ancora in corso un procedimento formale, avviato il 18 dicembre 2023 dalla Commissione, per valutare se X possa aver violato il DSA in ambiti legati alla diffusione di contenuti illegali e all’efficacia delle misure adottate per contrastare la manipolazione delle informazioni. X, precedentemente nota come Twitter, è stata designata come Very Large Online Platform (VLOP) il 25 aprile 2023 ai sensi del Digital Services Act dell’UE, a seguito della sua dichiarazione di aver raggiunto oltre 45 milioni di utenti attivi mensili nell’UE.
Le parole di Vance e la risposta dell’Ue
Poco prima che la multa a X fosse confermata, il vicepresidente statunitense J.D. Vance aveva scritto sul suo account X: “Circolano voci secondo cui la Commissione Europea multerà X per centinaia di milioni di dollari per non aver applicato la censura. L’Ue dovrebbe sostenere la libertà di parola, non attaccare le aziende americane per la spazzatura“. E il patron di X, Musk, ripubblicando il post di Vance, aveva commentato: “Molto apprezzato“.
A queste parole, la prima portavoce capo della Commissione europea, Paula Pinho, nel briefing quotidiano con la stampa, ha risposto: “Su questo argomento, abbiamo concordato di non essere d’accordo con il modo in cui alcuni negli Stati Uniti guardano alla nostra legislazione, non si tratta di censura, e lo abbiamo ripetuto più volte da questo podio”. Inoltre, ha aggiunto il portavoce Thomas Reigner, “la decisione odierna non ha nulla a che fare con la moderazione dei contenuti. Questo è il primo elemento di oggi. Riguarda le disposizioni sulla trasparenza per i cittadini qui nell’Unione Europea. Questo è il punto uno. Poi, sulle accuse di censura, siamo stati molto chiari, sia da questo podio che con l’amministrazione statunitense, fin dall’inizio del mandato: questo DSA nella nostra legislazione digitale non ha nulla a che fare con la censura”. Ha poi fornito alcuni dati: “Da gennaio a dicembre 2025, Instagram ha ricevuto più di 118 milioni di decisioni di moderazione dei contenuti prese dalla piattaforma qui nell’UE, non da noi. Facebook ha ricevuto più di 413 milioni di decisioni di moderazione dei contenuti prese nell’UE, non da noi, dalla piattaforma. X ha ricevuto più di 616.000 decisioni di moderazione dei contenuti. Questi sono fatti. Non sono speculazioni. Sono fatti reali. Vogliamo che le piattaforme applichino i loro termini e condizioni e che i nostri cittadini possano contrastare le decisioni ingiustificate di moderazione dei contenuti prese dalle grandi aziende tecnologiche. Le decisioni di oggi non hanno nulla a che fare con le decisioni di moderazione dei contenuti”.
Rubio: “Attacco a piattaforme tech Usa e agli americani”
Anche il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha criticato la multa Ue contro X: “La multa di 140 milioni di dollari della Commissione Europea non è solo un attacco a X, è un attacco a tutte le piattaforme tecnologiche americane e al popolo americano da parte di governi stranieri. I giorni della censura degli americani online sono finiti“, ha scritto Rubio.
Salvini: “Attacco a libertà di espressione”
Ma a scagliarsi contro la multa è anche il vicepremier italiano e segretario della Lega, Matteo Salvini. “La multa a X da parte di Bruxelles è un attacco alla libertà di espressione. Con il Dsa, che la Lega – e solo la Lega, unico partito italiano a votare contro in Europa – ha sempre denunciato come un’arma di censura, l’Ue usa le sue regole per colpire chi dà voce a chi la pensa diversamente. No alla legge bavaglio europea: viva la libertà, sempre“, ha scritto il leader del Carroccio su X.
Ue accetta impegni su trasparenza pubblicitaria TikTok
La Commissione Europea ha invece chiuso, per ora senza sanzioni, un procedimento aperto nei confronti di TikTok per violazione degli obblighi di trasparenza del Dsa in materia di pubblicità, accettando gli impegni vincolanti della piattaforma per rendere completamente trasparenti le inserzioni. Restano invece aperte altre parti dell’indagine sul social, in particolare relativi agli effetti negativi derivanti dalla progettazione della piattaforma, inclusi i suoi sistemi algoritmici, la garanzia dell’età, l’accesso ai dati per i ricercatori (risultati preliminari adottati nell’ottobre 2025) e il suo obbligo di tutelare i minori, per i quali il procedimento è ancora in corso. Si sta svolgendo inoltre un’altra indagine, avviata a dicembre 2024, concernente la sua gestione dei rischi relativi alle elezioni e al dibattito civico. TikTok deve attuare i suoi impegni “il prima possibile” e comunque entro termini concordati con la Commissione che variano da 2 a 12 mesi. L’Ue monitorerà il rispetto di tali impegni ai sensi dell’articolo 71 del DSA.
TikTok si impegna a:
- mostrare in un archivio pubblicitario il contenuto completo degli annunci così come appaiono nei feed, inclusi i link (URL)
- aggiornare la libreria di annunci al massimo ogni 24 ore
- indicare i criteri di targeting scelti dagli inserzionisti e fornire dati aggregati sugli utenti raggiunti (sesso, fascia d’età, Stato membro)
- introdurre più opzioni di ricerca e filtri per trovare facilmente gli annunci.
Queste misure servono a rendere studiabile come la pubblicità viene usata per colpire gruppi specifici di persone, inclusi casi di truffe, falsi annunci politici o campagne di manipolazione come quelle che imitano siti (“doppelganger”).
“Se andate sui social media, vedete annunci pubblicitari, in genere sono personalizzati in base alla vostra esperienza, e quello che vedete voi e quello che vedo io sono completamente diversi, quindi, prima del DSA non c’era modo di studiare concretamente come la pubblicità viene utilizzata per un gruppo di persone, e questo è davvero importante, ad esempio, per le truffe o per falsi annunci politici, sapete, o per le manipolazioni russe doppelganger, che simulano siti web ma ingannano gli utenti inducendoli a cliccarci sopra. Questo fenomeno non può essere studiato senza un database sulla trasparenza come quello richiesto dal Dsa”, ha spiegato un funzionario della Commissione europea. “TikTok si è impegnata ad affrontare tutte queste lamentele, fornendo maggiori dettagli sulla libreria di annunci pubblicata al massimo ogni 24 ore, e fornendo anche informazioni più chiare sui criteri di targeting” e “poi un altro punto sugli impegni è come renderli disponibili se si fa una ricerca“, precisa.

