Il nuotatore si piazza al secondo posto nella finale degli 800 stile libero: meglio di lui solo lo statunitense Finke

Più forte di tutto e di tutti per un argento che è “più bello” dell’oro di Rio perché “inaspettato“. A maggio Gregorio Paltrinieri si sentiva “un Dio” pronto a sbarcare in Giappone per fare incetta di medaglie d’oro. Poi è arrivata la mononucleosi. Un mese di stop e tanti fantasmi. Il suo destino sembrava segnato, i suoi sogni sgretolati: ‘from hero to zero’. Da tutto a niente. E invece Greg, da vero campione, si è ribellato e si è buttato in vasca con il muscolo più importante: il cuore.

Dopo aver letteralmente acchiappato per il rotto della cuffia la finale degli 800 stile libero con l’ottavo tempo, il ragazzo di Carpi ha messo in scena la sua recita migliore. Dalla corsia laterale Paltrinieri è scattato subito al via cercando di scavare un gap con i suoi avversari nella prima parte di gara per poi stringere i denti nel finale. Missione compiuta e secondo posto sontuoso (7’42″11). Solo l’americano Robert Finke, sorpresa di giornata, è riuscito a toccargli davanti (7’41″87) mentre sia l’ucraino Romanchuk che il tedesco Wellbrock si sono dovuti inchinare.

Parlare di miracolo è poco, non ci avrei scommesso nemmeno io“, ammette candidamente a fine gara. “Oggi ero un’altra persona rispetto alla batteria, con un’altra mentalità e voglia di gareggiare”, aggiunge. Una volta terminata la prova infatti Greg ha esultato come se avesse dominato la gara. “A Rio la medaglia me l’ero immaginata così tanto che quando è arrivata non me la sono goduta”, racconta. In Giappone invece le sensazioni erano tutte negative. “Ero senza aspettative – prosegue emozionato – un mio grandissimo amico ieri sera mi ha scritto che queste finali non si affrontano con la testa ma con il cuore e così ho fatto”.

Nel momento di massima difficoltà Paltrinieri ha potuto contare sull’affetto di tutti i suoi cari che si sono prodigati nel tenergli il morale alto, a partire dai genitori. “Sono venuti a Piombino dove mi stavo allenando e mi hanno visto nel momento peggiore. Sono stato 48 ore a letto, non riuscivo a parlare, a mangiare, avevo le placche in gola ma hanno creduto in me”, dichiara. Greg li ha ripagati tutti con una gara che entra di diritto nella storia e che è benzina pura in vista dei 1500 stile libero e della 10km in acque libere. “Mi davano tutti per mezzo morto e ma la sono goduta – dice – ora devo rimanere super concentrato perché ogni cosa puo cambiare in un click”. Tutto è ancora possibile.

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