F1, 25 anni fa la morte di Senna a Imola: un idolo diventato leggenda

F1, 25 anni fa la morte di Senna a Imola: un idolo diventato leggenda

Quel 1 maggio del 1994 a Imola, Gp di San Marino, nel corso del settimo giro, alle 14.17, la Williams del campione brasiliano, tre titoli mondiali e 41 vittorie, si schiantò quasi frontalmente contro il muretto

La sua scia fatta di lampi e talento, coraggio misto a furore e timidezza, non si è mai dissolta. Come i miti che lasciano quell'alone di luce riflessa, simili ai gas di scarico sull'asfalto bollente, Ayrton Senna più che un personaggio è diventato una ispirazione, come disse anni fa un altro dei colossi delle piste come Valentino Rossi. Un quarto di secolo senza il re dei circuiti appaiono un'eternità per quegli appassionati di Formula 1 che hanno visto vivere e crescere, trionfare e morire un pilota unico, chiamato ad andare sempre oltre i suoi limiti e il suo stesso ardore inseguendo quella che lui stesso chiamava 'irreparabile perfezione'.

Quel 1 maggio del 1994 a Imola, Gp di San Marino, lo sport tutto, non solo quello tutto rombo e velocità, si strinse attorno ad una immagine luttuosa che segnò un'epoca sterzando il destino di un uomo e i sogni dei suoi appassionati: nel corso del settimo giro, alle 14.17, la Williams del campione brasiliano, tre titoli mondiali e 41 vittorie, affrontò normalmente la curva del Tamburello ad una velocità di 310 km/h ma in quel frangente il piantone dello sterzo, che era stato modificato frettolosamente dai meccanici su istruzioni dello stesso Senna prima della partenza della gara, cedette alle sollecitazioni e la vettura divenne ingovernabile. Senna, accortosi di non riuscire a curvare e di stare andando dritto, frenò bruscamente fino a ridurre la velocità a 211 km/h, ma la via di fuga era irrimediabilmente troppo stretta.

Due secondi appena e la Williams si schiantò quasi frontalmente contro il muretto. La macchina rimbalzò all'indietro verso la pista per poi arrestarsi 50 metri più avanti. E il gelo raggiunse i telespettatori di ogni angolo del mondo. Nella carambola una sospensione dell'auto si spezzò con ancora attaccata la gomma e colpì Senna alla testa, spaccandogli il cranio mentre il braccio scheggiato della sospensione penetrò nel casco attraverso la visiera, ferendo gravemente il pilota sopra l'occhio, nel lobo frontale destro. L'immobilità di Senna rivelò subito l'esito tragico di quell'incidente.

Di quei momenti restano l'immagine dell'elicottero che si alza in volo verso l'ospedale Maggiore di Bologna e le lacrime iniziate a scorrere sui volti degli appassionati sulle tribune. Non era ancora tempo di social ma ognuno aveva un pensiero per quel genio dal malinconico sorriso a cui bastarono una manciata di gare d'esordio nel 1984 per costruirsi un ruolo da leggenda. Perché l'adorazione dei brasiliani (ma non solo), per Ayrton Senna va oltre lo sport ed è paragonabile solo a quella verso il mitico Pelè per il calcio. Quando a San Paolo centinaia di migliaia di persone si misero in fila per ore per poter ammirare per l'ultima volta il corpo di Senna e dargli l'ultimo saluto prima del suo funerale, si trattò di un tributo non rivolto ad un idolo delle piste (titoli iridati nell'88, '90 e '91 con la McLaren) ma a chi personificava orgoglio e patriottismo di un popolo intero. Su di lui si sono scritti romanzi, poesie e canzoni, si continuano a fare mostre parlando di 'ultima curva' e di 'anima oltre i limiti'. Il suo spirito sopravvive in tutti i piloti da corsa, a partire da un fuoriclasse come Hamilton che due anni fa commosso ricevette il casco del suo idolo per aver eguagliato il numero di pole position.

Mercoledì l'Autodromo Enzo e Dino Ferrari sarà teatro dell'Ayrton Day per dare modo agli appassionati di vivere in diversi modi la commemorazione attraverso esibizioni in pista delle vetture di F1 e auto storiche. Ci saranno anche quelle realizzate coi mattoncini Lego. E poi esposizioni fotografiche e visite guidate nelle strutture dell'autodromo. "La vita e troppo corta per avere dei nemici", ha sempre raccontato Senna a sua sorella al quale un giorno confessò: "Quando mi mancherà un centesimo di secondo rispetto al giorno prima pianterò tutto".

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