L'australiano della Bora precede Bardet e Carapaz. Lo spagnolo della Trek-Segafredo conserva la rosa

 Una doppia ascesa del Blockhaus, tre Gran Premi della montagna e 5000 metri di dislivello. Un tappone in piena regola che emette alcuni verdetti ma non trova un vero e proprio padrone del Giro. Sulla salita abruzzese infatti si impone a sorpresa Jai Hindley, che vince uno sprint ristretto a sei e ritrova un successo che mancava dai Laghi di Cancano nel 2020, nell’anno in cui si piazzò secondo nella corsa rosa alle spalle di Tao Geoghegan Hart. L’australiano conquista sul campo i gradi di capitano della Bora Hansgrohe con una volata astuta, lunga, resistendo al ritorno di Romain Bardet e Richard Carapaz, i più pimpanti con la strada all’insù al pari di Mikel Landa, attivissimo nonostante una caduta nelle fasi iniziali. La nona frazione del Giro invece condanna Giulio Ciccone e Simon Yates: il corridore di casa arriva sul traguardo a oltre 9 minuti di distacco, quello britannico fa anche peggio, beccandosi undici minuti. Per entrambi ogni ambizione di classifica si conclude qui. Prosegue invece il sogno rosa di Juan Pedro Lopez, che arranca ma non cede e salva il simbolo del primato per appena 12 secondi, seppur con un piccolo giallo. “Voglio chiedere per prima cosa scusa a Oomen – il genuino mea culpa a caldo dello spagnolo – C’era un po’ di tensione e velocità, lui mi ha portato fuori strada, io ho perso la testa per un attimo e gli tirato una borraccia. Voglio chiedergli scusa”. Episodio sfuggito alla direzione gara e sui l’Uci ha voluto far luce. Alla fine però il corridore della Trek-Segafredo si è salvato e potrà vestirsi di rosa ancora qualche giorno, a cominciare da martedì, dopo il giorno di riposo, per la decima tappa da Pescara a Jesi. Ripartendo con un margine di 12″ sul portoghese Joao Almeida e di 14″ sul francese Bardet.

L’attesa tappa sul Blockhaus comunque non ha chiarito le gerarchie di questo Giro, che nella generale raccoglie otto corridori in meno di un minuto. Carapaz, Landa e Bardet hanno dimostrato di avere qualcosa in più, ma Almeida – nonostante sia andato presto in affanno – con il suo passo regolare ha annullato il gap dagli scalatori puri ricucendo il buco insieme a Hindley e a uno splendido Domenico Pozzovivo, sesto e migliore degli italiani al traguardo. Alla fine il più bravo a interpretare l’arrivo è stato proprio Hindley, australiano d’origine ma abruzzese d’adozione avendo corso diversi anni in Italia. Rimasto coperto per tutta la salita, il corridore della Bora Hansgrohe ha trovato le energie e le forze giuste proprio sulla linea d’arrivo. “Sono sorpreso, mi mancano le parole. Non sapevo il mio livello, sapevo che sarei andato bene nelle tappe di alta montagna, ma per tutta la salita ho sofferto moltissimo in realtà. Ero al limite, ho fatto fatica a rimanere con i corridori davanti – ha ammesso – Se penso alla classifica ora? Sì, non so quale sia la generale, adesso mi godo questa vittoria”. Buone indicazioni anche da Vincenzo Nibali, ottavo a poco più di 30 secondi (34″) dal vincitore e dal veterano 42enne Alejandro Valverde, in top ten con un nono posto a 46″ dall’australiano. Non si può dire che finora sia un Giro per giovani.

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