La soddisfazione dell'atleta romana. La corsa verso il gradino più alto del podio fermata dalla padrona di casa Uta Abe

Odette Giuffrida non tradisce mai. Dopo l’argento di Rio arriva il bronzo di Tokyo e per l’oro la judoka romana dà appuntamento a tutti a Parigi. Alla ‘Nippon Budokan’, tempio mondiale della specialità, la corsa verso il gradino più alto del podio viene fermato dalla padrona di casa Uta Abe, poi oro, in semifinale. Un incontro inedito che, probabilmente, doveva essere la finale. Smaltita la delusione l’azzurra ha saputo reagire da vera campionessa. Ippon alla magiara Reka Pupp al golden score e bronzo conquistato prima di lasciarsi andare a un pianto liberatorio. Un vero e proprio sfogo per “i cinque anni di inferno” passati dal Brasile alla terra del Sol Levante a causa di diversi problemi fisici.

“Sono venuta qua per l’oro ma questo bronzo è importante dopo cinque anni duri di tanti cambiamenti e ostacoli. E’ pieno di orgoglio”, dice lasciando scorrere le emozioni. La prima videochiamata è quella al nonno. “Si, sì. Mi ha detto che la medaglia me la pitturava lui non importava il colore. Quindi nonno preparati che me la devi fare d’oro”, dice ancora.

Tanto sentimento ma anche un pizzico di sano pragmatismo. “Un sapore particolare la medaglia vinta nella terra del judo? Forse a qualcuno non piacerà quello che dico ma le Olimpiadi sono belle ovunque. A Tokyo, Rio, Los Angeles, Roma…”.

Odette è il simbolo di chi grazie alla perseveranza raggiunge i suoi obiettivi e spera di essere un modello da seguire. “Spero di aver fatto sognare tantissimi giovani – argomenta – e aver dimostrato loro che non importa da dove arrivi e chi sei. Il lavoro ripaga sempre”. L’invito finale è quello di portare i bimbi a praticare il judo. “Gli dire solo: togliti le scarpe, sali sul tatami e prova. Io mi sono subito sentita libera e nel mio mondo”. Un universo dove ha saputo conquistare due medaglie olimpiche a cinque anni di distanza.

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