Teatro, Montanini in tour con ‘Fall Reloaded’: “Le parole servono per fare la rivoluzione”

Teatro, Montanini in tour con ‘Fall Reloaded’: “Le parole servono per fare la rivoluzione”
Giorgio Montanini

L’attore torna sul palco con uno spettacolo che mette al centro la critica dell’attualità

La satira in Italia ha un nome e cognome: Giorgio Montanini. Lontano dagli schermi tv dai tempi di Nemico Pubblico – era la Rai 3 del 2014, poi solo qualche apparizione spot a Le Iene e Ballarò – la stand up comedy dell’attore di Fermo è tra le più profonde e provocatorie – e libera, nonostante sia una parola carica di contraddizioni – che la scena contemporanea può offrire. Una nicchia, quella dei fruitori della stand-up, che è partita dalle cantine e si è fatta “tendenza”, grazie anche e soprattutto a Montanini. L’attore è in tour con il suo ‘Fall Reloaded’, una versione aggiornata dello spettacolo precedente, sempre più tagliente e inevitabilmente attuale, che conserva lo spirito originale ma non si tira indietro davanti al presente. La “caduta” è anche quella traumatica della sua esistenza dopo essere uscito da 45 giorni di coma a fine 2023.

A LaPresse ha raccontato i punti cardine del suo pensiero e le sfide affrontate, dopo i problemi di salute che lo avevano costretto a fermarsi. “Ero in un periodaccio, ma ragionavo molto meglio del 99% delle persone. Adesso che la testa è molto più libera da tante sostanze, da tanti veleni, posso dire che è una sorta di Eden. Sono nell’autunno della mia vita, ma mi sono rialzato e sono tornato più in forma di prima“. Ma l’uso delle parole e della logica, non conoscono il passare del tempo. Soprattutto in momenti come quelli che stiamo vivendo: “Beato il Papa che è stato attaccato da Trump – ironizza Montanini – altrimenti sarebbe rimasto il Pontefice più anonimo e sconosciuto della storia. Trump gli ha ridato un po’ di visibilità. Quell’altro (Papa Francesco, ndr) stava sempre sui rotocalchi, questo non se lo fila nessuno. Ha fatto bene Trump. Scherzi a parte, sono due persone di cui non mi può interessare di meno, uno specchietto per le allodole. Ci si è indignati più per questa polemica che per i morti in Palestina? Venticinque anni fa mi sarei sorpreso, oggi ho quasi cinquant’anni e queste cose le ho già viste accadere. A ondate, lo Stato di Israele cerca di cancellare la popolazione palestinese. In alcuni momenti storici con il favore della politica internazionale, in altri meno. In questo momento stanno facendo come c***o gli pare, quindi non c’è nulla di nuovo all’orizzonte”.

O forse, qualcosa di nuovo c’è. “Mi rendo conto che per la prima volta l’essere umano sta facendo dei passi indietro. Perché per quanto la storia possa essere stata costellata di atrocità, l’essere umano genera sempre una spinta in avanti, verso una un riconoscimento maggiore dei diritti delle persone. Oggi stiamo andando indietro, quindi credo seriamente che ci sia un’evoluzione al contrario”, dice facendo riferimento a un passaggio di un suo spettacolo precedente in cui metteva in crisi la teoria dell’evoluzione di Darwin.

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti; per Giorgio Montanini sono imprescindibili. Tutte. “La libertà d’espressione c’è sempre stata, ora c’è il mancato esercizio della libertà di espressione. Le parole sono le frecce che abbiamo al nostro arco, per lottare e ribellarci. La rivoluzione si può fare solo a livello culturale, e a questo servono le parole“. Anche quelle che oggi vengono ritenute “non inclusive”? “Le parole non sono violente se messe in un contesto antirazzista e antidiscriminatorio, anzi ne rafforzano il concetto antirazzista e antidiscriminatorio. Quindi la parola è libera, chi la usa deve risponderne nei contenuti. Ecco contro chi bisognerebbe fare la guerra, ecco chi è il nemico: l’ignoranza. Bisognerebbe tornare a leggere Marx”, conclude Montanini, che chiarisce il punto. “Il più grande successo dell’egemonia culturale capitalista sta nell’aver diviso in tanti piccoli circoli autoreferenziali le istanze di protesta valide, come quelle per la sfera dell’identità sessuale, ad esempio. Queste sono lotte reazionarie, elitarie. Ognuno lotta per il proprio circoletto, e invece bisognerebbe fare la lotta per l’essere umano e non per sé stessi”.

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