Cosmetica sempre più green, risultati e sfide per l’industria della bellezza

Cosmetica sempre più green, risultati e sfide per l’industria della bellezza
(Shino Fotography/Laverana GmbH/news aktuell via AP Images)

Refill, riciclo, riduzione dei rifiuti: la cosmetica italiana e la sfida della sostenibilità.

L’industria della bellezza è sempre più green. Le aziende italiane della cosmetica stanno rivedendo i modelli produttivi, concentrandosi sulla riduzione della CO₂, l’ottimizzazione dei processi e una gestione più efficiente di rifiuti e risorse idriche. Basti pensare che il 76% dell’energia elettrica utilizzata deriva da fonti rinnovabili e il 78% delle aziende cosmetiche adotta politiche sulla gestione dei rifiuti. Insomma, il quadro tracciato dall’Osservatorio sulla sostenibilità del settore cosmetico in Italia, realizzato da Cosmetica Italia in collaborazione con Ergo (spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e ora parte di Tecno Group), racconta di un settore in evoluzione.

Strategia integrata nei modelli di business della cosmetica           

“Sul fronte della sostenibilità, la cosmetica italiana sembra aver superato la fase di adattamento, abbracciando modelli operativi ormai perfettamente integrati in molte realtà. Emerge la piena maturità del settore nell’integrare la strategia ESG (Environmental, Social, Governance) nei modelli di business. Tutte le aziende coinvolte adottano almeno uno strumento di governance legato alla sostenibilità, segno che il cambiamento nasce dai vertici e si estende a tutte le funzioni aziendali”, commenta a LaSalute di LaPresse la farmacista cosmetologa Myriam Mazza.

Piuttosto che attuare interventi in modo frammentato, “oggi il settore preferisce integrare ogni ingranaggio della filiera in una visione unica, con il fine di generare valore sociale e competitività. La sostenibilità infatti non si misura più attraverso singole scelte, ma nella capacità di gestire un complesso sistema produttivo in cui la salvaguardia delle risorse naturali, il benessere delle persone e la competitività dei mercati rappresentano i pilastri principali”, continua l’esperta.

Dal riciclo al refill

Lo vediamo anche con la trasformazione delle confezioni. Per Mazza le aziende “dimostrano grande competenza nel migliorare gli aspetti più visibili del prodotto, come quello relativo all’ecodesign e al packaging, con un’attenzione particolare sulla sostenibilità degli imballaggi tramite l’uso di materiali riciclati, soluzioni ricaricabili (refill) e la riduzione di pesi e volumi”.

E quest anche se, puntualizza la specialista, “dovremmo riflettere anche sugli attuali modelli di consumo. La frequenza dei lanci e l’ampliamento delle referenze restano elementi che di rado vengono messi in discussione, nonostante incidano notevolmente sul consumo di risorse, sulla produzione di rifiuti e sulle emissioni lungo il ciclo di vita dei prodotti”.

Un’impronta rosa

Ma c’è anche un altro aspetto che colpisce nel report. “Il settore cosmetico – dice la farmacista e cosmetologa – emerge come un punto di riferimento in termini di inclusione e valorizzazione del talento delle donne. Con il 65% di personale femminile e il 50% di donne in ruoli apicali, la cosmetica si pone come un modello di eccellenza per la parità di genere nel panorama industriale italiano. Un settore che promuove attivamente la leadership femminile e la responsabilità sociale non solo risponde meglio alle sfide della governance, ma migliora anche il proprio posizionamento agli occhi di consumatori sempre più esigenti e attenti all’etica d’impresa”.

Quella che Mazza definisce una “forte impronta rosa si inserisce in un contesto aziendale dove il benessere del lavoratore è prioritario, come dimostrato dalla diffusione capillare di politiche di welfare aziendale”. 

Proprio la trasparenza rappresenta il banco di prova più delicato. “In un contesto in cui proliferano claim e certificazioni, la differenza non la fa la quantità di messaggi, ma la loro verificabilità. Comunicare sostenibilità significa anche accettare che ogni affermazione possa essere ricondotta a dati, standard e processi misurabili. I consumatori, soprattutto più giovani, mostrano una grande capacità di riconoscere incoerenze e di orientare le proprie scelte verso imprese che dimostrano continuità tra ciò che dichiarano e ciò che fanno. Questo spiega perché integrare la sostenibilità nel core business non sia più solo una questione etica, ma un fattore competitivo”, aggiunge.

Le sfide

“Sebbene il settore sia maturo in molti ambiti, la gestione della risorsa idrica rimane uno degli impatti ambientali più complessi, dato che l’acqua è essenziale sia come ingrediente nei prodotti sia nei processi di produzione”, riflette la specialista.

Insomma, la cosmetica italiana sta attraversando una fase di trasformazione. “Da un lato può continuare a perfezionare ciò che già funziona; dall’altro, può usare la sostenibilità come criterio per riorganizzare il proprio modello, passando dalle parole ai fatti. Non si tratta solo di fare promesse o avere buoni propositi sulla sostenibilità, ma di dimostrare con dati reali e numeri concreti che quegli impegni vengono effettivamente realizzati”.

Come? “Affrontando con maggiore incisività la gestione delle risorse naturali e rafforzando la collaborazione con i fornitori, attraverso criteri di valutazione sempre più trasparenti e rigorosi dal punto di vista etico e ambientale”, chiosa Mazza.

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