A Sanremo 2026, in attesa della quarta serata, scoppia anche il caso ‘pubblicità’ occulta per Malika Ayane. Uso indebito di marchi e pubblicità occulta. Come ogni anno, a far discutere oltre alle canzoni, sono anche i contenuti in costante rischio pubblicitario nei testi o anche nei titoli. Uno di questi riguarda quel Valentino citato da Maria Antonietta & Colombre, un po’ come la Peugeot di Achille Lauro in ‘Incoscienti Giovani’.
La Rai spiega che se dietro la citazione non c’è un contratto commerciale con il marchio, il regolamento del Festival che vieta la pubblicità diretta o indiretta “va interpretato con una certa elasticità”, ha sottolineato il vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time, Claudio Fasulo. Secondo i dirigenti Rai, “rispetto al marchio di moda”, un eventuale caso di citazione di un noto marchio all’interno non rientra nell’indebito rilievo”, trattandosi di un’attività che rientra nella libera espressione artistica di ciascun autore.
Insomma, si tende a salvaguardare la libertà artistica, a meno che non ci sia un “indebito rilievo”, appunto.
Il caso di Malika Ayane
C’è poi il caso di ‘Animali Notturni’ di Malika Ayane. “Ho letto che c’è un titolo associato a un marchio, stiamo cercando di fare delle analisi e vedere se effettivamente ci sono rilievi da poter fare. Non è una questione Rai ma riguarda terzi, siamo spettatori da questo punto di vista”, dice il direttore Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore in merito a un caso di presunta pubblicità occulta contenuta nel titolo ‘Animali Notturni’, canzone in gara al Festival di Sanremo 2026. Secondo quanto pubblicato dalla stessa cantante sul suo profilo Instagram con l’hashtag #adv (pubblicità), esiste dunque un accordo tra Ayane e Veralab, che per l’occasione ha creato un kit intitolato proprio ‘Animali Notturni’.
Secondo quanto si apprende, Rai non era a conoscenza dell’abbinamento del titolo della canzone di Malika Ayane al nome di un prodotto commerciale lanciato dalla società Veralab in occasione del Festival. Sia il Regolamento del Festival che gli accordi con artisti e case discografiche vietano espressamente di porre in essere qualsiasi attività qualificabile come pubblicità occulta. Peraltro, si rileva da ambienti di viale Mazzini, tale divieto viene puntualmente ribadito a tutti i partecipanti – per iscritto – il sabato prima dell’inizio del Festival, avvisandoli del fatto che (testualmente) “non sono in alcun modo ammesse operazioni volte a sfruttare il palco del Festival per improprie operazioni promo-pubblicitarie”.
A quanto risulta, la Rai sta raccogliendo tutti gli elementi necessari per valutare la vicenda e le relative responsabilità, e naturalmente se ritenuto opportuno agirà a tutela dei propri diritti, come peraltro già fatto in passato in situazioni analoghe (per esempio per la vicenda John Travolta – Upower, rispetto a cui è in corso la causa per il risarcimento del danno).
Questo vale anche per la pubblicità occulta su prodotti indossati sul palco durante le dirette, vige sempre la politica del ‘no logo’ e successive azioni (anche sui social) di promozione del prodotto indossato durante l’esibizione, tali da incoraggiare l’acquisto del prodotto stesso. La Rai da questo punto di vista si sente comunque protetta da eventuali multe Agcom, come quelle salatissime prese per pubblicità occulta di Amadeus e Ferragni per Instagram (175.000 euro) e per le scarpe di John Travolta (206.000 euro). Soprattutto perché dopo l’ultimo caso vige ora un accordo con le case discografiche a cautela della stessa Rai, che nel caso rischierebbe soltanto se indugiasse con le telecamere sul prodotto stesso.

