La seconda puntata delle avventure dello charmant agente segreto francese Hubert Bonisseur de la Bath

agente-speciale-117Dopo ‘Agente Speciale 117 al servizio della repubblica – Missione Cairo‘, è ora il turno di ‘Agente Speciale 117 al servizio della repubblica – Missione Rio‘, nelle sale dal 29 luglio.

Jean Dujardin torna a interpretare lo scanzonato agente segreto francese Hubert Bonisseur de la Bath. A dirigerlo, anche stavolta, Michel Hazanavicius. Stavolta l’agente 117 sarà in Sud America, in Brasile. Riuscirà a portare a termine la missione nonostante i pericoli e le distrazioni nella Rio de Janiero del 1967?

La trama di ‘Agente Speciale 117 al servizio della repubblica – Missione Rio’

Non c’è riposo per la (peggior) miglior spia dei servizi segreti francesi. Dopo avere risolto una difficile situazione all’ombra delle piramidi, Hubert Bonisseur de la Bath, nome in codice Agente Speciale 117, ha una nuova missione. Destinazione: Brasile.

Obiettivo: trovare un ex ufficiale nazista fuggito dopo la Seconda guerra mondiale. Un’avventura che lo vedrà girare tutto il paese, dalle spiagge di Rio de Janeiro alla foresta amazzonica. Al suo fianco, Dolores (Louise Monot), agente del Mossad tanto bella quanto letale. Anche lei sulle tracce del criminale di guerra. Riusciranno a portare a termine la missione?

Parla il regista di ‘Agente Speciale 117 al servizio della repubblica – Missione Rio’

Michel Hazanavicius, come è nata l’idea di girare il numero 2 dell’Agente Speciale 117?

“Agente Speciale 117 è chiaramente un personaggio adatto per lo spettacolo. È una spia e quindi ogni missione rappresenta una nuova avventura. Ecco perché non possiamo davvero parlare di un sequel, ma piuttosto di una nuova avventura. Detto questo, semplicemente c’è stato il desiderio comune di continuare a scavare in questo personaggio. Un desiderio e una sensazione fortissima che qualcosa fosse pronto per nascere e che il soggetto fosse abbastanza ricco per continuare. Che ci fosse spazio per almeno un altro film. In seguito, ovviamente, è stata l’accoglienza riservata al primo film che ci ha permesso di continuare”.

Come ci si prepara a un sequel o a un secondo film?

“Devi portare l’imprevisto e allo stesso tempo rispettare l’aspettativa che crei nello spettatore. Vale a dire che le persone hanno bisogno di trovare ciò che sono venute a vedere. Allo stesso tempo deve esserci qualcosa che mai si sarebbero potuti aspettare. Abbiamo  mantenuto la natura dei cattivi e, naturalmente, di tutto ciò che caratterizza l’Agente 117. L’idea è stata quella di cambiare non il personaggio, ma le situazioni in cui questo personaggio si trova”.

Cioè?

“L’azione si svolge 12 anni dopo il primo film. Questo ci ha permesso di mantenere il personaggio e tutta la sua ingenuità, ma di cambiare il suo rapporto con il mondo. Non cambiando lui, ma il mondo che lo circonda. Tra il 1955 e il 1967 il mondo è cambiato radicalmente. L’Agente 117 ora si trova di fronte a donne, giovani e minoranze che non si accontentano più di guardarlo con sguardo di disapprovazione. Gli rispondono, e inevitabilmente, poiché lui non è il più intelligente degli uomini, è presto messo in una situazione di insuccesso. Per lui è una novità”.

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