In audizione al Senato la titolare del dicastero dell'Istruzione difende il suo operato e evidenzia impegno e investimenti senza precedenti 

 Ricominciare è la priorità, anche nella consapevolezza che "il rischio zero non esiste". La scuola quindi riaprirà, in parte ha già riaperto, con l'incognita dei contagi e il rischio di chiusure a macchia di leopardo. Per questo la ministra dell'Istruzione, Lucia Azzolina, ancora una volta fa appello al rispetto delle Linee guida. Il lavoro estivo è stato, ricorda, intenso e sempre soggetto alla curva epidemiologica. Rivendica "spirito di servizio", "sforzo organizzativo", "visione" e respinge le accuse. Assicura di aver ascoltato il contributo di tutti, rispondendo a un unico mandato parlamentare: "far ripartire l'attività delle scuole in sicurezza".

 L'investimento è stato, ripete, "senza precedenti": 7 miliardi da gennaio a oggi, 2,9 solo per la ripartenza. E guarda già a una fetta del Recovery Fund, "occasione storica" per rimettere al centro la scuola. Un "segnale inequivocabile" per comunicare che "la stagione dei tagli è stata archiviata".

 Tutto il resto, è "ingiustizia e falsità", si difende. Fa riferimento ai "titoli" sui docenti che "non volevano sottoporsi al test sierologico, che non volevano svolgere i percorsi di integrazione e recupero degli apprendimenti, che volevano dichiararsi lavoratori fragili in massa per non tornare in aula". Per la ministra, sono state fatte troppe "semplificazioni e narrazioni al ribasso" che rischiano di danneggiare l'intera categoria dei docenti. Anche sulla questione dei banchi, dice, il dibattito è stato "surreale": "Ho letto diverse corbellerie in queste settimane. Cifre date a caso, anche rispetto ai costi. Ho letto che il Governo sta sprecando denaro sulla scuola". Nessuno spreco, assicura, ma "finalmente" ammodernamento degli arredi. Dai presidi è arrivata la richiesta di 2,4 milioni di nuovi banchi monoposto, per poter rispettare le distanze di sicurezza. La consegna è già cominciata il 28 agosto da alcuni dei luoghi più colpiti nel corso della prima fase della pandemia, Codogno, Alzano, Nembro, Bergamo, Brescia, Piacenza e Treviso, e continua in 17.863 plessi scolastici entro la fine del mese di ottobre.

 Mentre i sindacati lamentano un vuoto di cattedre tra le 50 e le 60mila unità, Azzolina chiarisce che la scelta di fare i concorsi "non è barattabile" e che sta colmando una programmazione che in Italia, dice, "non c'è mai stata".

 Col prossimo passo, quando ci saranno anche i fondi del Recovery, si investirà nell'edilizia scolastica, per un Piano pluriennale sugli edifici già esistenti, per costruire di nuovi e creare ambienti innovativi di apprendimento. L'obiettivo finale, per il presente e il futuro, è la riduzione del numero di alunni per classe e accantonare una volta per tutte le classi pollaio.

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