Cellulari in classe sì o no? Questo il dilemma che, dall'avvento della tecnologia, divide gli ambienti scolastici. Una voce favorevole e 'fuori dal coro' si è levata da parte del ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, a poca distanza da due proposte di legge – una della leghista Giorgia Latini, l'altra dell'ex ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini (Forza Italia) – che hanno ribadito l'esigenza di imporre il divieto di utilizzo dell'apparecchio per legge. Secondo il ministro, gli studenti meritano fiducia e il telefono è uno strumento "fondamentale" se usato in modo consapevole e per fini didattici. Dello stesso avviso l'onorevole Vittorio Sgarbi che a LaPresse ha dichiarato di essere "completamente d'accordo sul loro uso in aula".
Il ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, ha aperto all'uso dei cellulari nelle aule scolastiche per fini didattici. Lei è favorevole o contrario?
"Bussetti ha detto una cosa giustissima e da non mettere al condizionale. Deve stabilire che, tolto l'uso audio, quello di ricerca con Google e Wikipedia è esattamente lo stesso che uno potrebbe fare con un'enciclopedia. Nelle mani degli studenti c'è il vantaggio di avere in tasca tutti i libri del mondo. E' chiaro che occorre cercarli e che il fatto di avere il telefono non dà automaticamente accesso a tutti i capolavori dell'umanità. Ma quasi. Bussetti ha ragione da vendere, ma dovrebbe dire che è obbligatorio l'uso dei telefono per la ricerca, stabilendo un limite ad esempio per i temi che potrebbero essere copiati. Per consultazione è di straordinaria utilità ed è universale. Il ministro dovrebbe quasi imporlo"

