Eccezionale notizia di buona sanità da Genova, dove una bimba di 5 anni che aveva perso quasi completamente l’uso di braccia e gambe per un terribile incidente stradale, ha affrontato un percorso che l’ha portata dalla tetraparesi a tornare a camminare. Oggi infatti la piccola G.F. cammina da sola e ha recuperato quasi completamente i movimenti degli arti superiori: dopo tre mesi di cure, può finalmente tornare a casa insieme alla sua mamma.
Una vicenda che evidenzia l’eccellenza del Trauma Center del Gaslini, struttura che assiste ogni anno circa 2mila pazienti con trumi minori e 25 fra traumi cranici e spinali, accogliendo anche bambini provenienti da altre regioni.
Ma questa storia esemplifica anche i vantaggi di un approccio multidisciplinare, rafforzato da competenze e talenti in grado di procedere come un’orchestra. Come sottolinea Massimo Nicolò, assessore alla Salute di Regione Liguria, nel Trauma Center di Genova “competenze diverse lavorano in stretta integrazione lungo tutte le fasi del percorso di cura, affrontando anche i traumi più complessi e costruendo per ogni bambino un percorso multidisciplinare dalla diagnosi al trattamento e, quando necessario, alla successiva riabilitazione”. Ma vediamo meglio questa storia di buona sanità.
L’incidente e l’arrivo della bimba al Gaslini
Tutto inizia a giugno: G.F., 5 anni, arriva in elicottero all’Istituto Giannina Gaslini, dopo un gravissimo incidente stradale in un’altra Regione insieme alla madre. La piccola aveva una frattura altamente instabile della seconda vertebra cervicale e una grave lesione del midollo spinale, che le avevano causato una tetraparesi, compromettendo quasi completamente il movimento degli arti. Un problema che però, fanno sapere i sanitari, non si è manifestato immediatamente.
Subito dopo l’incidente, infatti, la bimba muoveva gli arti e non presentava segni evidenti di paralisi. Dopo alcune ore, però, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente, fino alla perdita quasi completa della capacità di muovere braccia e gambe. Gli esami hanno evidenziato quindi la frattura di entrambi i peduncoli della seconda vertebra cervicale (C2) e una contusione del midollo spinale associata a un importante edema, esteso fino a C5-C6.
La strategia adottata a Genova
A Genova è iniziato un complesso percorso multidisciplinare che ha coinvolto l’équipe di Neurochirurgia, diretta da Gianluca Piatelli, quella di Terapia Intensiva, diretta da Andrea Moscatelli, il team di Ortopedia, diretto da Federico Canavese, e quello della Medicina Fisica e Riabilitazione, diretto da Chiara Tacchino, in coordinamento con il Centro di Ossigenoterapia Iperbarica dell’Ospedale Policlinico San Martino, diretto da Paola Salvetti.
“Non era in gioco soltanto la possibilità di recuperare il movimento, ma la vita stessa della bambina”, ricorda Piatelli, direttore della Neurochirurgia dell’Istituto Gaslini. “Qualunque ulteriore disallineamento avrebbe potuto determinare un aggravamento della sofferenza del midollo cervicale, già contuso ed edematoso per diversi livelli. Per questo la prima scelta non è stata quella di procedere immediatamente alla stabilizzazione chirurgica definitiva: abbiamo prima immobilizzato rigidamente il rachide con l’Halo, mettendo il midollo nelle condizioni di non subire ulteriori sollecitazioni”.
Solo dopo la progressiva riduzione dell’edema e il miglioramento delle condizioni neurologiche, “il 2 luglio le équipe di Neurochirurgia e Ortopedia hanno eseguito l’intervento definitivo di stabilizzazione della colonna, associando innesti ossei estesi fino alla base del cranio per favorire una fusione stabile nel tempo”, riprende Piatelli.
Proteggere da ulteriori danni il midollo
“Nella fase iniziale ci siamo trovati a gestire una bambina con una grave compromissione neurologica e una lesione cervicale estremamente instabile. Il primo obiettivo è stato evitare che al danno provocato dal trauma si aggiungesse un danno secondario del midollo”, puntualizza Andrea Moscatelli, direttore dell’Emergenza e Accettazione e della Terapia Intensiva del Gaslini di Genova.
“In Terapia Intensiva abbiamo avviato fin dai primi momenti una terapia antiedemigena massimale ed uno stretto monitoraggio emodinamico per ottimizzare la perfusione del midollo. L’edema, infatti, può aggravare la sofferenza di un midollo già danneggiato dal trauma e comprometterne la perfusione”. Questi sono stati anche i giorni della terapia iperbarica.
L’ossigeno che cura
Come spiega Paola Salvetti, responsabile del Centro di Ossigenoterapia Iperbarica del Policlinico San Martino, “l’ossigenoterapia iperbarica consiste nella somministrazione di ossigeno a elevata concentrazione all’interno di una camera pressurizzata, aumentando la quantità di ossigeno disponibile nei tessuti. In questo caso il trattamento è stato inserito all’interno di una strategia terapeutica complessiva finalizzata a contrastare la sofferenza del midollo traumatizzato. Sono state effettuate circa 15 sedute, con trasferimenti quotidiani della bambina dal Gaslini”.
In casi complessi come questo Neurochirurgia e Ortopedia devono procedere necessariamente di pari passo. Federico Canavese, direttore dell’Ortopedia del Gaslini, era presente come chirurgo sia durante il posizionamento dell’Halo sia nell’intervento di stabilizzazione vertebrale. “In una bambina di cinque anni, inoltre, il nostro lavoro non termina con il buon esito dell’intervento. Il follow-up proseguirà in Neurochirurgia, con il supporto dell’Ortopedia, attraverso controlli periodici fino al termine della crescita, per verificare l’evoluzione della colonna”, precisa lo stesso specialista.
La riabilitazione
“Il programma riabilitativo intensivo multiprofessionale è stato modulato in relazione all’evoluzione delle capacità motorie” della bimba, racconta infine Chiara Tacchino, direttrice della Medicina Fisica e Riabilitazione del Gaslini, sottolineando la riacquisizione del cammino autonomo e la ripresa delle attività quotidiane. Ma anche una “presa in carico globale dei bisogni della bambina e della sua famiglia, con particolare attenzione al benessere e alla qualità della vita in un momento così delicato”.
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