Ecografia negli studi dei medici di famiglia, il progetto in corso a Bergamo

Ecografia negli studi dei medici di famiglia, il progetto in corso a Bergamo
Foto: Archivio LaPresse

Per vincere la sfida delle liste di attesa e portare le cure davvero più vicine ai cittadini, perché non dare accesso alla diagnostica direttamente negli ambulatori dei medici di famiglia? È proprio questa la scommessa del progetto pilota sviluppato dall’ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che potrebbe essere il primo tassello per alleggerire il carico sul Ssn e semplificare l’accesso alle cure. Come? Introducendo l’ecografia Point of Care negli studi dei medici di medicina generale, attraverso un percorso di formazione e l’utilizzo di ecografi portatili ad hoc. Apparecchi messi a disposizione da diversi operatori del settore, tra cui GE HealthCare, all’interno di una collaborazione a supporto dell’innovazione tecnologica nel servizio sanitario e della valorizzazione della medicina generale.

Ma quali sono gli obiettivi e le prospettive del progetto? LaSalute di LaPresse ne ha parlato con Roberto Moretti, già direttore del Dipartimento di Cure Primarie della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo e Alessandro De Bernardis, dirigente nedico del Dipartimento Cure Primarie della ASST.

Il progetto

La medicina generale è il primo contatto dei cittadini con il Ssn per oltre il 90% dei casi. “Il progetto della ASST Papa Giovanni XXIII, sostenuto fortemente dall’Ordine dei medici della Provincia di Bergamo, ha l’obiettivo di diffondere in maniera sistematica l’utilizzo dell’ecografia point of care negli ambulatori dei medici di medicina generale del territorio”, sottolineano gli esperti.

Alcuni dottori di famiglia già fanno ecografie nel loro ambulatorio a livello individuale, “ma la novità importante è che l’ASST Papa Giovanni XXIII ha voluto promuovere in maniera sistematica ai suoi medici di medicina generale questa metodica, per fornire un’effettiva copertura di popolazione per i problemi di salute più frequenti”.

L’ecografia point-of-care

L’ecografia point-of-care “è un esame ecografico rapido, eseguito direttamente al letto del malato tramite ecografi portatili o tascabili, mirato a rispondere a specifici quesiti clinici e a guidare manovre terapeutiche in tempo reale. È eseguita in pochi minuti durante la visita medica o l’emergenza, sfrutta dispositivi leggeri che si portano ovunque, e funziona come una estensione dell’esame obiettivo per confermare o escludere ipotesi diagnostiche immediate”, chiariscono Moretti e De Bernardis.

Di solito utilizzata in pronto soccorso per una valutazione rapida delle situazioni di urgenza, l’ecografia point-of-care può diventare “una metodica potentissima nell’ambulatorio del medico di medicina generale per confermare o smentire un sospetto diagnostico, stabilire l’urgenza o la gravità di un problema, gestire al meglio le terapie. Permette di sfruttare la possibilità di un follow-up nel tempo del paziente senza che il paziente debba essere ricoverato o debba prenotare degli ulteriori accertamenti mettendosi in lista d’attesa o accedendo al pronto soccorso”, continuano gli esperti.

I primi risultati

Al progetto hanno aderito 69 medici su 137. Quindi sul territorio del Papa Giovanni quasi la metà della popolazione (125.000 persone) ha un medico di medicina generale che può avvalersi dell’ecografia point-of-care. Come sta andando? “Nei primi due mesi dopo la formazione di base i primi 49 medici coinvolti (altri 20 si sono aggiunti più tardi) hanno effettuato complessivamente 1.888 ecografie”, dicono gli esperti.

Gli esami più frequenti hanno riguardato: polmoni 585, fegato 274, apparato urinario – reni, vescica e prostata 255, tiroide 215. Il 32% dei pazienti è stato inviato ad approfondimento specialistico e nel 67% dei casi la diagnosi inizialmente ipotizzata dal medico di base è stata poi confermata.

“Un elemento interessante riguarda la possibilità di migliorare la gestione di alcune patologie in ambulatorio senza ricorrere a visite specialistiche successive: nel caso di calcoli urinari, per esempio, spesso è sufficiente fermarsi alla cura del medico di base, senza dover fare esami ulteriori”, aggiungono Moretti e De Bernardis.

I medici aderenti al progetto hanno effettuato un corso obbligatorio di base teorico pratico di 3 giornate intere. “La formazione di base, non può essere sufficiente ed esaustiva, ma è di grandissima importanza per orientare il medico e dargli tutti gli strumenti per approfondire le tematiche. Molti dei partecipanti si sono iscritti a corsi di approfondimento anche in Ecografia tradizionale”, precisano.

D’altra parte i medici di famiglia riferiscono un grande livello di soddisfazione da parte dei pazienti. Quale è stato l’impatto sull’ospedale? “Sicuramente per i pazienti dei medici coinvolti nel progetto l’appropriatezza è migliorata. L’ospedale però è un grande Hub che riceve pazienti da tutta la provincia, dalla regione e da tutta Italia, pertanto non è facile vedere un impatto in termini di riduzione delle liste d’attesa o del carico di lavoro nei reparti. Più il progetto sarà diffuso a livello nazionale, maggiori saranno i benefici”, concludono Moretti e De Bernardis. Per il sistema sanitario e, ovviamente, per i pazienti.

 

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