Sono 47 le Province italiane in cui circola il West Nile Virus in 12 Regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna. Lo segnala il primo report settimanale diffuso dall’Istituto Superiore della Sanità. Se pochi giorni fa l’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa aveva invitato a rafforzare la sorveglianza delle arbovirosi e la lotta alle zanzare in Europa, considerato l’aumento di casi in Grecia e Italia, finalmente arrivano i numeri nel nostro Paese.
Dallo scorso febbraio al 28 luglio, si legge nel documento, sono stati 84 i casi confermati di infezione in Italia, con due decessi. “Più o meno siamo ai livelli dell’anno scorso, abbiamo casi di importazione, ma molti sono legati agli uccelli migratori: il vero serbatoio del West Nile”, commenta a LaSalute di LaPresse Massimo Ciccozzi, responsabile dell’unità di Statistica medica ed Epidemiologia del Campus Bio-Medico di Roma.
I numeri e le forme neuro-invasive di West Nile Virus
Trentasette casi si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (1 caso importato dalle Maldive, mentre per un caso non è nota la Provincia di probabile esposizione), 19 risultano asintomatici, identificati in donatori di sangue, 27 con febbre e 1 caso sintomatico. Fra i casi confermati sono stati notificati 2 decessi (1 decesso in un caso importato). Nello stesso periodo sono stati segnalati 3 casi di Usutu virus (3 Lombardia).
Da un punto di vista numerico, “l’andamento epidemiologico al momento è in linea con quello dell’anno precedente: nello stesso periodo del 2025 erano 89 in Italia i casi confermati, di cui 40 nella forma neuro-invasiva”, dicono dall’Iss.
La geografia del West Nile e l’impatto del cambiamento climatico
Quanto alla geografia, “la fanno da padrone Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana. La rotta degli uccelli migratori è cambiata, per questo l’anno scorso abbiamo avuto piccoli focolai nel basso Lazio e nell’alta Campania. Adesso osserviamo in particolare la Lombardia: gli uccelli si fermano in siti differenti, le zanzare li pungono e poi trasmettono il virus alle persone“. Per Ciccozzi il Piano sulle arbovirosi va applicato, “non può restare solo sulla carta. Occorre fare le disinfestazioni in modo accurato e regolare per contrastare un fenomeno influenzato dal cambiamento climatico”.
Le indicazioni dell’Iss
“Nonostante le attuali limitazioni nella trasmissione dei dati, tutte le misure di protezione della salute pubblica sono in campo, comprese quelle per la sicurezza dei trapianti e delle trasfusioni”, assicurano gli esperti di arbovirosi del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss.
L’80% dei casi di infezione da West Nile “è asintomatico, mentre il rischio di conseguenze gravi è maggiore per le persone più fragili. La malattia non si trasmette da persona a persona. Il consiglio è quindi quello di proteggersi il più possibile dal contatto con le zanzare, i vettori del virus, e rivolgersi al proprio medico se si hanno sintomi come febbre sopra in 38°C soprattutto se accompagnata da eruzione cutanea. Per i medici l’indicazione è quella di considerare la possibilità di infezione da West Nile in presenza di sintomi compatibili e procedere alla diagnosi di laboratorio”, concludono gli specialisti dell’Iss.

