Prosegue il confronto sul rinnovo del Contratto collettivo nazionale del comparto Sanità 2025-2027. Al termine della riunione all’Aran, durata oltre quattro ore, il Nursind – principale sindacato delle professioni infermieristiche – esprime insoddisfazione per i contenuti economici della bozza, mentre l’Aran parla di “progressi concreti e misurabili”, ma richiama le organizzazioni sindacali a una comunicazione basata su dati “corretti coerenti”.
Il commento del Nursind
Secondo il segretario nazionale del Nursind, Andrea Bottega, il testo “delude sul piano economico”. Le retribuzioni “restano appiattite e si fa poco per il personale turnista che era e rimane il più disagiato”, afferma, sottolineando che, al netto delle risorse destinate all’indennità di specificità e degli arretrati dell’indennità di vacanza contrattuale, “le cifre viaggiano sui 240 euro medi per gli infermieri, rispetto ai circa 172 del precedente accordo”. Per Bottega “nel testo manca quella svolta in grado di rendere veramente attrattiva la professione”.
Il sindacato evidenzia inoltre come “la distanza dell’incremento tra l’area dei professionisti della salute e quella degli assistenti è di soli 10 euro lordi mensili”, mentre, secondo il Centro studi del Nursind, “un infermiere con anzianità media guadagna appena 137 euro netti in più di un Oss”.
Tra le novità della bozza figurano anche la disciplina della retribuzione durante le ferie e il recepimento delle norme sul recupero delle energie psicofisiche, con una pausa di dieci minuti per chi supera le sei ore di lavoro. Su entrambi gli aspetti il Nursind chiede modifiche: “Non ci convince la modalità di calcolo” delle ferie, spiega Bottega, mentre sulla pausa “non vorremmo che finisse per estinguere anche il diritto alla mensa per il personale turnista”. Il segretario evidenzia inoltre che nella bozza “non è previsto nessun aumento dell’indennità notturna”, nonostante questo fosse uno degli obiettivi indicati anche dalle Regioni.
Il giudizio dell’Aran
Di diverso tenore la valutazione dell’Aran, secondo cui il confronto ha consentito “un esame analitico e sistematico del testo contrattuale” e ha prodotto “progressi concreti e misurabili nella costruzione di un’intesa equilibrata”. L’Agenzia precisa però che restano da risolvere alcune questioni considerate prioritarie da entrambe le delegazioni e che queste “condizionano la chiusura definitiva del negoziato”.
L’Aran interviene anche sulle cifre diffuse al termine dell’incontro da alcune sigle sindacali, osservando che gli importi indicati, “oscillanti, a seconda della sigla, tra una media di 130 e una di 240 euro mensili per la categoria degli infermieri, non corrispondono all’ipotesi contrattuale attualmente sul tavolo”. Per l’Agenzia, “una comunicazione ancorata ai dati reali non è soltanto una questione di correttezza verso gli addetti ai lavori: è condizione indispensabile per la credibilità del negoziato”.
L’Aran replica anche alle critiche di chi ha definito il confronto odierno “l’ennesima occasione persa”, ricordando che “non più di dieci mesi fa le medesime organizzazioni avevano sottoscritto il Ccnl 2022-202””. Se la trattativa attuale è davvero “l’ennesima”, conclude l’Agenzia, “il giudizio finisce inevitabilmente per investire anche quel recente accordo”.

